Federico Solmi. Un’artista nato in America

La storia di Federico Solmi è una di quelle storie che ti fa venire voglia di fare le valigie, prendere un aereo e salutare l’Italia “for good”, per sempre. Nato a Bologna nel 1973, all’età di 26 anni e un lavoro nella macelleria di famiglia come unica certezza, si trasferisce a New York e lì si reinventa artista. In alcune interviste pubblicate sul sito ufficiale egli spiega le motivazioni e le speranze che hanno accompagnato questa scelta ponendo particolare enfasi sulle ragioni della ricerca interiore e del malessere esistenziale. A parte questo sono le stesse motivazioni che indurrebbero chiunque di noi a fare la stessa cosa: cambiare aria, incontrare una società più aperta, libera, multiculturale e, perchè no, fare soldi. ” New York _racconta Solmi_ era l’unica soluzione possibile, una scorciatoia, sapevo che NY sarebbe stato come un corso accelerato“. Solmi riversa nel disegno le impressioni “inflittegli” dalla grande mela e produce centinaia di piccole tavole che il suo amico e collaboratore Russel Lowe monta in videoanimazioni. Trascorrono quattro anni in cui l’artista sperimenta, produce e soprattutto tesse la sua rete di amicizie all’interno del circuito artistico newyorkese, vera chiave -secondo l’autore- per accedere al successo e nel 2003 arriva il primo lavoro: “Safe Journey” videoinstallazione sul tema della sicurezza di cui vengono evidenziati gli aspetti più paranoici e catastrofisti. Ma il successo arriva nel 2005 con “Rocco never dies” e “The giant exhibition” videoanimazioni dedicate al re del porno Rocco Siffredi visto -fuor di metafora-come ingranaggio di una folle catena di montaggio. Nel 2006 è la volta di “Brangelina perversion in Africa” dipinto dissacratorio che ritrae le stelle di hollywood al pari di un qualunque depravato e “King Kong and the end of the world” videoanimazione che si conclude col celebre scimmione che piscia sulla città di NY dopo averla devastata. L’ultima opera, invece, risale al 2008 ed è la videoanimazione-installazione “The Evil Empire” in cui l’artista enfatizza il volto vizioso e lascivo della chiesa cattolica; cioè lo stesso volto brutale e degradato che pervade tutta la società contemporanea. I disegni che nella loro immensa mole sono il motore dell’opera di questo artista, tradiscono forse debolezza nella tecnica ma guadagnano per questo in drammaticità e violenza. Chissà se un’ autodidatta come Solmi avrebbe mai raggiunto il successo in Italia, se non altro per la maggiore difficoltà di stringere rapporti con la “gente che conta” quando non sei nessuno. 






