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Bologna cool (part 2)

(segue)
Dicevamo… di questo bell’insertino del Carlino (scusate la rima da hip hopper), che scopriamo uscire in ogni città con un edizione speciale, perchè quello che abbiamo tra le mani è denominato “TRENDY Bologna”… Pensate putacaso che sia uno dei soliti inserti super sponsorizzati e super sponsorizzanti atti solo a farci il lavaggio del cervello e indurci al consumo di beni voluttuari? Ma nooooooooooo, pensate sempre male voi! Sarete mica comunisti? Il nostro bell’insertino modaioolo ci regala anche cultura a piene mani. Come dicevamo ci sono tutti i programmi dettagliati dei maggiori teatri cittadini, un dettagliato articolo sulla rockstar Nek che ci parla del suo impegno sociale e di quante copie abbia venduto in carriera, un servizio sulle bellezze della pianura dell’Idice e le mete per i viaggi più cool con un occhio alla borsa, e che non si dica che non ci tengono al vostro portafoglio faticosamente riempito!
E poi 4 pagine super colorate che ci informano dell’evento che più aspettavamo, vale a dire l’apertura in città di un ristorante specializzato nella cucina Inglese finalmente, da sempre la patria della buona cucina, che noi Bolognesi possiamo solo sognarci. Ed è bello scoprire che il piatto British più proletario di sempre, il celeberrimo “fish and chips” (pesce e patatine) viene gentilmente offerto a soli 15 €!! Ma cosa andate a pensare, sarà una porzione stile Gulliver, cioè gigantesca!
E che bello a pagina 84 leggere tutti i segreti della bellezza come fattore di trasformazione… Ora bramo dalla voglia di comprarmi un mesofiller, o meglio ancora un high potency peel con cui farmi la pelle di un bambino, e poi giù con le maschere antiossidanti o all’acido retinoico che stendono le rughe anche di Ramsete IV (antico faraone egiziano n.d.r.) in un turbinio di impianti di acido jaluronico per farci le labbra uguali ai canotti di Angelina Jolie e tutte le sue improbabili seguaci. Siiiiiiiiiiiiiiiii. Ora fisso un appuntamento con la dottoressa. Voglio sembrare il più cool possibile. Voglio che la prossima volta che rido per una barzelletta sui carabinieri o sul calciatore Totti mi si tiri talmente la pelle che mi fa ridere anche il cuul, quello di dietro però.
Ragazzi, non ho più parole da spendere. A dire il vero nè soldi e nè parole da spendere, e neanche lacrime da piangere, perchè se è questa l’evoluzione della razza umana sono ben contento di tirarmici fuori.
Ho sempre pensato a Bologna come un isola felice. Anche in momenti recenti, sono convinto che questa decadenza generale dell’intelligenza umana colpisca Bologna e i Bolognesi solo di striscio, e non come avviene negli altri posti. Ma quando leggo e vedo queste cose mi sale la mosca al naso, perchè non ci si può continuare a fare abbindolare così. Da sta gentaglia stupida e arrogante. Con l’unico pensiero a forma di moneta, ma con la stesso spessore di una banconota. Che sperpera la carta come se non ci fosse bisogno di abbattere migliaia di alberi per ottenerla. In nome di un coolness che è solo la rappresentazione del nulla cosmico, con cui ci vestiamo per non sentirci nudi di fronte a noi stessi. Alla nostra capacità di sentirci felici con quello che abbiamo, per quello che siamo, per coloro che amiamo.
Diceva un aria famosa: “Armiamoci e partiamo”. Ma in questa guerra che non si combatte, ma di cui si subiscono SOLO passivamente gli effetti, perchè i soldati non si fanno mai vedere potrà mai essere vinta? Ragazzuoli, se non fossi convinto di sì (nonostante tutto) non sarei qui a scrivervi questi deliranti articoletti su questo piccolo blog… No?
Forza umanoidi, io credo in voi.

Bologna cool (part 1)

Mi è capitato sottomano un nuovo inserto del Resto del Carlino, chiamato Trendy. Oddio, non so se è nuovo, io non ho mai comprato in vita mia il Resto del Carlino, solo che ne ho trovato una pila appoggiati sulla postazione bancomat dove vado di solito a prelevare quei pochi spiccioli che ancora mi restano sul conto e incuriosito ne ho preso una copia.
Innanzitutto devo dire che in epoca di crisi economica e (peggio ancora) di carenza delle risorse, in cui quindi bisognerebbe non sperperare le preziose risorse di questo pianeta già così in subbuglio, il formato maxi e super patinato di questo inserto mi sembra veramente uno schiaffo all’intelligenza.
Poi lo apro e noto che gli articoli sono persino scritti a caratteri belli grossi e lasciando degli ampissimi spazi bianchi, della serie “abbiamo poche cose da dire” ma fà più figo scriverle in largo e incorniciate da begli spaziettoni di carta bianca fresca di disboscamento selvaggio, che tanto chi se ne frega del buco dell’ozono… E poi pagano gli sponsors…
E sì, gli sponsors. Perchè diciamocelo chiaro, questo è l’ennesimo inserto fatto per gli sponsors, perchè è solo una propaganda consumistica di quel fenomeno idiota che fa di tutti noi ” i cretini da spennare” in nome del “COOLNESS”.
Qualcuno tra i più ingenui di voi mi chiederà: “Ma cos’è questo COOLNESS?” (pronunciato Culness)
L’apparire fighi, il sembrare diversi da quello che si è. Più attraenti (qualche cretino pensa), più alla moda (la famosa moda del cazzo, scusate il francesismo), in poche parole “più cool” (sempre pronunciato Cuul)
Ma possibile che anche nella nostra DOTTA Bologna nessuno si accorga che “E’ SOLO UNA GRANDISSIMA PRESA PER IL COOL”?????????????????
D’accordo il capitalismo, il consumismo, che ci riempie da tempo immemore la bocca, gli occhi e anche il buco che ci rende tutti più cuul, ma adesso che siamo in braghe di tela, grazie a questa crisi che non è più crisi (come dice il saggio e sacente nostro premier) ma intanto siamo tutti alla canna del gas (chi più o chi meno, vero cavailiere?) ha ancora senso fingere che siamo ancora benestanti, più fighi che mai, e i più COOL che ci sono?
Che caxxo me ne frega di andare nei locali “inserzionisti” consigliati da questo insulso inserto, dove tra un sushi e un aperitivino mi posso godere l’ennesimo squallido dj set di qualche sfigato. Che caxxo me ne frega di sapere qual’è il look più seducente giovane ed elegante che usa anche una ex concorrente del grande fratello. Che caxxo mi può importare dell’anniversario di un azienda bolognese che si vanta di massacrare dei poveri animalini indifesi da 50 anni in nome del pelo con cui coprire il corpazzo squallido di megere soldo-dotate? (E il fatto che ci mettano pure la faccia nell’articolo fa pure rabbrividire, davvero…) E mi rende una persona migliore sapere quali sono i trattamenti di bellezza più cool e le automobili più fashion? E ancora questi enormi spazi bianchi a incorniciare i mini articoli sponsorizzati dai “brand” (si usa definirli così i marchi, se sei cool…)
E poi in mezzo, come a giustificare tanta vacuità, ti sbattono dentro i programmi giganteschi dei teatri più cool della città, perchè, ahò ragazzi, qui si sta facendo arte, mica pubblicità…
E mò mi scappa un bel… MA VAFFANCOOL!!!! (segue)

Bologna e i turisti per caso

…che boccheggiano… nell’afa pomeridiana di un qualsiasi giorno di agosto in pieno centro storico.
Questi eroi, di un eroismo d’altri tempi andrebbero premiati e invece non solo non vengono accolti dagli autoctoni (barricati in casa con l’aria condizionata o chissà in qualche spiaggetta affollata e quindi assai poco promettente) ma sono anche accolti da un clima veramente ostile. Io mi chiedo, il riscaldamento del pianeta è una realtà (anche se alcuni si ostentano a non volerci credere e spero faranno la fine degli umani nella saga del “pianeta delle scimmie” mitico film di fantascienza che invito tutti a visionare), ma proprio non si può fare qualcosa per limitare i danni nel centro storico almeno?
E non mi sto riferendo a quelle baggianate delle limitazioni al traffico (adesso non ci sono praticamente macchine in giro a Bologna eppure…) ma qualcosa a livello programmatico a livello pratico, edilizio e a livello fisico per contrastare almeno un minimo gli effetti della “risacca infernale” che ormai è diventato “il ghetto del centro storico”?????? (e sottolineo ghetto, perchè sono sempre dell’idea che tutti i provvedimenti legati al centro storico, di traffico e non, siano solo cagate utili in campagna elettorale ma in fin dei conti di nessuna utilità pubblica, ANZI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ANZI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ANZIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Deleterio come una nube su Cernobyl per il futuro dei nostri fligli… (io non ne ho ma non è ancora detta l’ultima parola…)

L’estate Bolognese

…tutta qui?
D’accordo che ad Agosto le persone che restano in città forse non sono tante (e quindi neanche gli elettori) ma uno straccio di rassegna “cittadina”????
Possibile manco una?
Vedo fiere di San Lazzaro e diverse altre, ma solo nei comuni limitrofi. Ma a Bologna città tutto è spento, tranne Sirio e insomma quelle cagate di telecamere spilla soldi. Rendiamocene conto, questo è quanto la politica e i nostri amati paladini politichesi sono in grado di offrirci. Una città zombie, culturalmente zero e ludicamente inadeguata. Del divertimentificio di una volta c’è solo un pallido ricordo.
Se dobbiamo accontentarci di localucoli con dj sets allora ditecelo prima che togliamo il disturbo. Altrimenti ficcatevi nella testa che non tutti gli elettori sono stupidi e si accontentano di ronde o limitazioni di qualsiasi tipo allo scopo di avere una quiete di cui nessuno se ne fa niente in fin dei conti. (non sarà un caso che tutte queste lamentele di “cittadini benemeriti” sono saltate fuori in grande numero SOLO DAL MOMENTO che l’insoddisfazione generale è salita di livello? Mi spiego meglio: l’Italia allo sbaraglio, alla mercè di politicanti e imprenditori senza scrupoli, la crisi economica e voilà, tutti siamo 10 volte + suscettibili di prima e ci dà pure fastidio che qualcuno si diverta anche semplicemente bevendo un bicchiere di birra o andando a vedere un concerto e poi discuterne con gli amici sotto casa… Facciamo un pò di esame di coscienza va là…)
Certo, adesso nella situazione in cui siamo è diventata un operazione davvero imponente. Anni di desertificazione culturale e di diversificazione dello svago ci hanno portato a questo punto, ma è pur sempre vero anche il detto che !quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”…
O no?
Ma abbiamo dei politici o degli uomini di potere davvero duri abbastanza? O davvero interessati a rimuovere il degrado culturale in cui anche Bologna è sprofondata?
La mia è una sfida. Speriamo non cada nel vuoto come le preghiere dei terremotati dell’Abruzzo. :-(

L’”Agenzia 04″ inaugura l’anteprima di “Principesse_Hime” di Yoko Yamamoto

yoko yamamoto
In occasione della Fiera del Libro per Ragazzi, Bologna ospiterà dal 23 al 26 marzo l’anteprima italiana della mostra Principesse_Hime dell’artista giapponese Yoko Yamamoto. Trenta tavole illustrate che raccontano la storia di Alice, personaggio liberamente ispirato alla protagonista della fiaba Alice nel paese delle meraviglie , alle prese con un viaggio nel passato che la porterà ad indossare i panni di sette donne diverse, le sette principesse della corte di Heian. Nata nel 1952 la Yamamoto si è laureata all’Oil Painting Departement dell’Università d’Arte di Kyoto. Autrice di illustrazioni e copertine per numerosi progetti editoriali ha sperimentato nel tempo svariate forme artistiche che spaziano dall’incisione alla fotografia. Anche se espone per la prima volta in Italia la Yamamoto nel 1999 ha dedicato alla cittadina abruzzese di Scanno una mostra intitolata Il Paese_ Scanno per rappresentare con una serie di suggestivi scatti fotografici l’atmosfera di una cultura così diversa e lontana.

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Ericailcane+Blu. Murales

Ognuno di loro ha il suo stile inconfondibile e presi singolarmente sono straordinari disegnatori/pittori/video-maker/scultori, insomma artisti nell’accezione vera del termine, padroni cioè delle tecniche d’arte e non delle “tecniche di scandalo” che fruttano milioni a certi tipi da spiaggia del panorama artistico contemporaneo. Insieme, Blu ed Ericailcane, hanno dato nuova energia al genere del Murales o meglio del Wall Painting; i loro lavori, infatti, rientrano più nel genere pittorico anche se eseguiti su immense superfici murarie, segnando il passo rispetto al Writing Newyorkese degli anni settanta. Il loro sodalizio artistico è iniziato a Bologna sui muri di centri sociali o di edifici dismessi, facendone una città ancora più affascinante di quanto già non lo fosse, una città dove si respira sperimentalismo, inquietudine e tensione intellettuale. Di entrambi si hanno ben poche notizie di carattere biografico; Blu ha espressamente rifiutato una mia intervista ed anche Ericailcane delle chiacchiere scritte non ne vuole proprio sapere. Pur conservando gelosamente l’anonimato, negli ultimi anni sono approdati al circuito dell’arte ufficiale uscendo dalla clandestinità dei centri sociali e della subcultura metropolitana senza però intaccare o svilire in alcun modo quell’aurea inquietante e polemica che, dagli esordi, caratterizza i loro lavori.

Damien Hirst e gli animali imbalsamati: così si diventa l’artista più pagato al mondo

caneSquali, pecore e mucche imbalsamate; corpi di animali vivisezionati ed immersi in formaldeide. Di Damien Hirst, artista britannico in auge dagli anni ’90, la critica_ in assenza di spunti migliori_ non fa che ripetere ” la morte è il tema centrale delle sue opere“. Ma va? Avrei giurato stessimo parlando di un inno alla vita . Tra i tanti cadaveri che arricchiscono la collezione di Hirst c’è n’è uno che _sempre secondo la critica_ più degli altri serve a descriverne la poetica: uno squalo tigre di 4 metri intitolato “The physical impossibility of death in the mind of someone living_ L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo_ Prima di tutto non capisco perché lo squalo imbalsamato sarebbe più rappresentativo della pecora imbalsamata, dov’è la differenza? Non sarà mica perchè lo squalo tigre imbottito di segatura è più spettacolare della povera pecora a cui è toccata la stessa sorte? Se così fosse non sarebbe carino nei confronti degli animali da cortile. E poi vuoi vedere che Hirst ha deciso di immolare tutte queste bestiole innocenti per restituire all’umanità il vero senso della vita e della morte? Grazie Damien! però se ti impagliavi anche tu avremmo afferrato meglio il concetto. Altro cavallo di battaglia di Hirst sono i teschi umani tempestati di diamanti. Qui il messaggio è a dir poco palese ed è come se l’autore volesse dirci che con sta baggianata della vita e della morte lui, l’artista, si sta facendo i miliardi.squalo povera pecoramucca2pecora 2
Nelle immagini seguenti l’opera “For the love of God”-Damien Hirst e la scultura di Eugenio Merino, anch’essa intitolata “For the love of God”, in cui viene parodiata la personalità stessa dell’artista britannico attraverso un’immagine di morte e di violenza che, questa volta è lui a dover subire; oppure, molto più semplicemente, la scultura potrebbe essere interpretata come un chiaro invito a SPARARSI…. Damien Hirst_For The Love of Godeugenio_merino_for_the_love_of_gold_2009

Ericailcane: disegni, installazioni e video.

white-rabbit ericailcane
I murales hanno un inconveniente: quello di non essere itineranti. Una volta impressi sulla facciata fatiscente di una fabbrica o di un palazzone ingrigito non possono più spostarsi di li ed i loro visitatori saranno sempre imprevisti ed occasionali. Fortunatamente Ericailcane è uno di quegli autori di imponenti opere murarie che si è dato da fare anche su supporti “leggeri” tant’è che i suoi disegni, incisioni ed installazioni sono stati protagonisti negli ultimi anni di importanti esposizioni in tutto il mondo. Nel 2006 con la mostra personale Epistassi, Ericailcane, vola infatti a Londra dove espone nella galleria Santa’s Ghetto mentre nel 2008 è la volta dell’Italian Culture Institute di Chicago con la personale “Muffin’s”. In mostra una serie di opere realizzate con le tecniche classiche del disegno e dell’incisione con cui prende forma il suo universo popolato di animali che gli è valso il paragone col writer inglese Bansky o col pittore fiammingo Bosch. Sembra che figlio di uno stampatore, Ericailcane abbia eseguito ad otto anni la sua prima incisione e che da lì non si sia più fermato raggiungendo gli altissimi livelli formali a cui ci ha abituati. Nelle personali di Londra e New York ma anche Bologna e Milano, oltre ai disegni è stato possibile ammirare diverse installazioni ancora una volta incentrate sul motivo di bestiole surreali dipinte tutte intorno allo spazio espositivo come in un grottesco girotondo. collagelon Santa’s Ghetto, installazione, Londra 2006 BG7 Galleria Biaggiotti, installazione, Firenze 2006 whale2 Whalesland, dipinto su plastica, Milano 2005
Autore anche di piccole sculture in plastilina Ericailcane ha realizzato negli ultimi anni alcune videanimazioni in cui l’oscuro messaggio sotteso alle opere di questo giovane artista emerge ancor più chiaramente.

Ericailcane. Murales

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I muri di Bologna sono stati negli ultimi anni il banco di prova per alcuni dei nomi più innovativi del movimento street-art internazionale. Tra questi nomi figura quello di Ericailcane che insieme al suo amico e collaboratore Blu sta rivoluzionando il mondo di intendere l’arte metropolitana ed il genere del murales. Non è facile fornire informazioni biografiche e personali certe su questo abile disegnatore che pare non sia nato a Bologna ma che qui abbia studiato e svolga tutt’ora la sua attività . Sul profilo Facebook di Ericailcane nella finestra informazioni dettagliate leggiamo “ Ericailcane non ha fisionomia numerica, nè compleanno. Vive e lavora tra Bologna e la sua mente”. Scartabellando nel web ho trovato solo un’ intervista, rilasciata forse ad amici fidati, ma riportata in forma discorsiva_ e molto riassuntiva_ per volontà, si legge, dello stesso intevistato. Ad ogni modo, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna lascia sui muri della città e di numerose altre città italiane ed europee murales innegabilmente interessanti e belli ericailcane street artericailcanestreetart 3
L’interessa di queste opere risiede soprattutto nella novità della tecnica usata: non più spray, areografi ed altri strumenti tradizionalmente adoperati dai writer ma pennelli, rulli, vernici. Il risultato ottenuto è decisamente pittorico grazie anche alla scelta dei soggetti, lontani dall’ossessiva ripetizione di firme e stilemi o dai motivi sgargianti di certa street art d’oltreoceano, le creature di Ericailcane campeggiano sui muri della città come surreali affreschi post-moderni. ericailcane scuola di pace Bo

Luigi Ontani. Tra megalomania e narcisismo

luigi-ontani1Prima di tornare a scrivere dei miei artisti preferiti vorrei dedicare un breve spazio ad un altro nome del panorama artistico bolognese di cui sono venuta a conoscenza visitando lo scorso anno una personale al Museo di Arte Contemporanea Mambo. L’artista a cui sto pensando è Luigi Ontani e la mostra in questione si chiamava Gigante3RazzEtà7Articentauro.
Spontaneamente immagino l’ ipotetico lettore che come me ha visitato il Mambo in quei giorni, sgranare gli occhi, aggrottare le sopracciglia o manifestare altra espressione di perplessità. Con ciò non vorrei demolire l’opera di nessuno ma semplicemente riportare il sentimento suscitato dalla visione di oltre duecento pezzi in mostra e tutti, diciamo così, non proprio di facile lettura. Ciò che colpisce della produzione di Ontani è la sua presenza in quasi tutte le opere; che si tratti di sculture in ceramica, dipinti, tableux vivant, maschere, installazioni ecc, la figura dell’autore c’è o meglio è protagonista. Premetto di aver capito solo a metà percorso che quel volto orgoglioso e compunto ricorrente sala dopo sala, opera dopo opera era, in realtà, il volto dell’autore. Ed è a quel punto che mi sono sentita assediata…Travestimenti storici, pose plastiche, metamorfosi, in ciascuna operazione la fisionomia dell’artista, il suo volto, il suo corpo fungono da collante all’interno di un universo simbolico così ricco e multiforme che, agli occhi di profani dell’arte come noi, può sembrare una carnevalata . Che la cifra poetica di Ontani risieda nella ricerca identitaria non v’è alcun dubbio mentre a proposito del presunto narcisismo lui stesso dice ” L’idolo contemplo nell’adorazione e la mia propria adorazione non è narcisitica, perchè vivo una tavolozza della mia vita come dialogo-interlocuzione con l’arte”. Attivo dagli anni ’70, Luigi Ontani è ormai un’ artista di chiara fama; ospite di biennali e retrospettive in tutto il mondo nel 2009 viene eletto artista dell’anno, onorificenza attribuitagli dagli assesorati alla cultura dei comuni di Belluno e di Cortina d’Ampezzo dove Ontani ha organizzato la sua ultima personaleontani__r00_773_400_01ontani_r00_644_400</a58447</a<img src=”http://www.ruid.com/photos/medium/44709-rhzqy94nph4khkytgzm3.jpg” alt=”1064849065b”ontani il torero del torrene/>T-Ontani