Cultura

Tutti uguali e diversi da me

DiversitàPrendo in prestito il titolo di una canzone di un nostro famoso cantautore Italiano, per parlare di un argomento scottante. No, non sto ancora parlando del caldo infame che attanaglia la nostra città ormai da troppo tempo, ma della cosiddetta “diversità”, allacciandomi all’ennesimo fatto truce occorso a Roma l’altro giorno. 2 giovani gay aggrediti al Gay Village da un pazzo che “non sopportava le effusioni che i 2 si scambiavano”… Assurdo
Io sono cresciuto nel decennio che qualcuno si ostina a definire come il “decennio più stupido del 900″. Ecco, io vorrei che questo qualcuno si facesse vedere e mi motivasse questa sua uscita poco felice.
A parte che gli anni 90 sono forse stati molto meglio? E i 2000, che stanno per finire, hanno forse dei meriti imprescindibili? Non mi sembra proprio.
Io negli anni 80, per quello che ne potevo capire visto che ero ancora in fase di formazione, ho visto prima di tutto una grande voglia di vivere, gioire, stupire, distinguersi, realizzarsi, creare, colore e tanta musica, tra cui anche di buonissima e (in seguito) mai più eguagliabile fattura.
Certo, non erano tutte rose e fiori, c’era lo yuppismo e tante cose sciocche, ma che ritrovo esattamente adesso, solo in una maniera meno naif e tristemente più seriosa. Quindi gli anni 80 come spartiacque lo posso anche condividere, ma sono nei deceni che sono seguiti che abbiamo saputo fare di meglio solo nelle nefandezze. Ma tralascio quest’argomento per ora per non andare fuori tema.
Ho citato gli anni 80 perchè mai più come allora c’era desiderio di essere unici, di distinguersi dalla massa e questo aspetto veniva guardato con ammirazione, a differenza di quanto avviene adesso, dove i mass media e internet finiscono per appiattirci in un informe grossa massa di carne, dove si fa fatica a distinguere una persona dall’altra.
E adesso passo di palo in frasca, perchè almeno per ora non intendo soffermarmi su singoli aspetti, ma arrivare a dire una parola, che col tempo ha assunto significati agli antipodi di come poteva essere fino a qualche anno fà.
DIVERSITA’
Sin da piccolo ho sempre pensato che da grande volevo essere diverso, perchè è attraverso la diversità che ti puoi realizzare come individuo, perchè è attraverso la diversità che si può crescere imparando dalla persona diversa da noi, perchè è attraverso l’introspezione, l’esplorazione del proprio io che si può ad arrivare a sentirsi un unico inconfindibile e imprescindibile microcosmo capace di costruire qualcosa per cui valga la pena di vivere. E potrei andare avanti ore.
Ma ora qualcosa è cambiato. Diversità è sinonimo di fastidio, di non accettazione. E non a caso nel fantomatico gioco delle associazioni di idee molto spesso viene associato a omosessualità o peggio ancora, TOLLERANZA.
Questa parola, lo ammetto, mi fa ribrezzo. Non credo di averla mai degnata di uno sguardo nè tantomeno usata, nè nel mio periodo della scuola dell’obbligo, nè al liceo, nè all’università. Pensavo di poterne tranquillamente fare a meno e invece…
Ora si dice che SI DEVE TOLLERARE chi è diverso da noi. Tollerare=sopportare nel dizionario dei sinonimi. SOPPORTARE? E perchè nel decennio più stupido del 900 e prima ancora la diversità era da ammirare e da perseguire??? E perchè ora la persona diversa O E’ omosessuale O E’ uno straniero sgradito???
Forse mi sono perso qualcosa. Forse il coniglio di Donnie Darko non mi è ancora apparso in sogno per spiegarmelo, o forse è proprio questo il segnale che il capitalismo ha ormai creato il vuoto nella nostra società moderna. Siamo tutti globalizzati. Ma non come l’intendevo io da adolescente, dove era lo scambio culturale tra popoli diversi e persone diverse era NECESSARIO per la crescita dell’individuo e quindi della società formata dagli stessi individui. Siamo globalizzati perchè INGLOBATI in un unico spazio. Mono spazio, mono culturale, mono colorato. La pubblicità ci dice compra questo. Noi lo compriamo. Il giornale ci dice questo è così, quello è brutto. Noi fagocitiamo senza riflettere. E via così, fino ad arrivare a limitare la libertà individuale di poter essere come si vuole.
Non è triste?
Diverso ora vuol dire solo sgradito. Diverso solo chi è straniero e omosessuale. Solo perchè avere gusti sessuali personali o non tradizionali è per forza una colpa. Solo perchè essere nati in una nazione straniera e andare a vivere e (si spera) lavorare in un altro è sinonimo di sospetto e al 90% dei casi è criminoso.
Siamo davvero noi che abbiamo creato tutto ciò? E lo vogliamo davvero che sia così?
I miei gusti sessuali per esempio nonostante la mia età non sia più quella di un teenager, non sono poi così definiti. Nel senso che per me il sesso non ha tutta questa importanza. Perchè per me è l’interiorità che più conta, e per come la vedo io sono già abbastanza impegnato a realizzare il mio ego che preoccuparmi di fare sesso. E mi mi potreste dire voi: “Ecco, sei solo un frocio!” E io vi risponderei: “Se vi piace considerarmi frocio solo perchè non giudico le persone in base alle loro preferenze sessuali o perchè non sono un maniaco del sesso (anche se per quel poco che ho bazzicato mi piace moltissimo) fate pure. Ma sappiate che solo senza condizionamenti esterni, senza preconcetti e senza falsi moralismi (c’entrerà qualcosa il fatto che l’Italia è la sede della Santa chiesa?) si può essere felici e crescere umanamente proprio confrontandosi con persone che hanno qualcosa di differente da comunicarti. Che non è necessariamente il sesso. Perchè essere omosessuale non significa scopare come un riccio persone del proprio sesso e BASTA. Significa vivere esattamente come noi, gioire delle stesse cose di cui gioiamo noi, ma anche avere prospettive leggermente diverse. (e se ancora state pensando all’angolazione sessuale, beh un pò vi compatisco…) E stessa cosa per i cittadini stranieri immigranti nel nostro paese. I media ci hanno convinto che sono tutti dei criminali. I giornali e telegiornali ci mostrano SOLO quando qualcuno di loro (anche loro come gli Italiani mica sono tutti santi…) commette atti criminosi. Mai che ci informino di quanto invece si dannino l’anima per integrarsi e vivere in armonia con noi autoctoni.
E adesso che sto sinceramente meditando di andare a vivere all’estero, perchè il nostro paese è veramente triste, devo solo sperare di non trovare persone che non diano la stessa interpretazione alla parola diversità.
DIVERSITA’ è prima di tutto far funzionare i neuroni. Fare funzionare i neuroni significa scegliere autonomamente. Scegliere autonomamente è il primo passo per essere un individuo. Essere un individuo è l’unica cosa che può ancora salvarci e salvare questo pianeta.
Lo vogliamo?

Bulagna l’è cambiè (traduzione: Bologna è cambiata)

Agosto, Bologna mia ti disconoscoPremetto che non ho mai creduto nell’Europa (e sopratutto nell’Euro) ma piuttosto nel mondo, visto che mi reputo prima di tutto un cittadino del mondo e non di una sua provincia.
Passeggiando mio malgrado per le assolate strade del centro cittadino in questi giorni non ho potuto fare a meno di notare la sempre più massiccia presenza di cittadini stranieri, mentre i cittadini Bolognesi o smaltivano le ultime ferie in qualche spiaggia o se ne stavano ben rintanati a casa usufruendo dell’agognato impianto di condizionamento.
E devo dire una Bologna cosmopolita, non mi dispiace affatto!
In fondo, anche se all’inizio ero anch’io un pò sconcertato vedendo che la mia Bologna si stava sempre più de-bolognesizzando, è quello che sin da adolescente auspicavo. Una conoscenza e un interazione maggiore tra i popoli. Infatti anche la mia cultura (specie letteraria/cinematografica e musicale) non si può certo definir meramente italica… E non è vero che l’immigrazione porta solo degrado, perchè le persone che incontro per la strada, sono persone come me. Magari con uan pelle di colore diverso, magari coi lineamenti leggermente più esotici, ma è bello scoprire le tante cose che abbiamo in comune, che spesso anche con costossimi viaggi all’estero, non si è sempre in grado di percepire.
Certo, in ogni fenomeno di migrazione di massa non si può impedire che in mezzo alla tanta brava gente che viene qui per lavorare e comunque integrarsi, arrivino anche personaggi di dubbia (per non dire di peggio) integrità. Ma non è certo isitituendo ronde private o instaurando un clima da tragedia incombente che si favorisce una buona convivenza. Ma si sa, queste cose sono anche molto frutto dell’ignoranza in cui buona parte dell’elettorato attuale viene VOLUTAMENTE mantenuta, con scopi evidenti. Chiamiamoli affettuosamente “di controllo di stato”. (chiunque con una certa memoria storica poi è libero di vederci affinità con tristi pagine della storia del secolo appena trascorso…)
Invece io sono contento di vedere Indiani, Africani, Cinesi arrancare con me alla ricerca di un pò di refrigerio in queste terrificanti (credo anche per loro) giornate di afa mortale. E in mezzo qualche turista di passaggio che prova ad ammirare le bellezze del centro storico, e anon farsi sopraffare dalle avverse condizioni metereologiche.
In fondo non potendo da tempo permettermi vacanze in paesi lontani (sono ancora disoccupato e senza un soldo) sembra che siano i paesi stessi che mi mandano i loro rappresentanti per fare consocenza. Dice il saggio: se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna ad andare da Maometto. ;-) ))

Socmel networks a Bulagna (parte 1)

Myspace logo
Con questo articolo vogliamo inauguare una (si spera) lunga serie di articoli riguardo l’ultima “tendenza” mondiale e quindi anche della nostra amata città.
Per i non adepti (ma credo ce ne siano rimasti ben pochi, specie tra i visitatori di questo blog) un SOCIAL NETWORK è un sito che offre un servizio detto di “socializzazione” e che quindi mette in contatto diversi tipi di persone con interessi simili ma non necessariamente.
Una volta c’erano le chat (sembra di parlare del “paleozoico” ma è roba solo di qualche anno fa…) e al massimo i forum. FORUM+CHAT=SOCIAL NETWORK e… come diceva il titolo di un inqueitante (e scarsuccio) film nelle sale qualche mese fa) “se non ci sei non esisti”!!!
Ma bando a queste folli considerazioni, entriamo nel dettaglio delle varie proposte più in voga.
Tra i primi ad apparire e che esiste ancora c’è Netlog che però appare ormai un pò obsoleto. Inizilamente si chiamava in un altro modo se non vado errato, ma ora è seguito solo da fedelissimi.
Poi ci sono siti che per evitare la fuga dai forum e dalle chat interne si sono modificati per seguire la moda e offrono quindi servizi di social networking. Pure Microsoft da qualche anno ha introdotto il proprio sistema di social network collegato ai servizi LIVE come MSN e compagnia bella, ma sembra ormai avere perso il treno che conta.
Passiamo piuttosto ai 3 pesi massimi.
MYSPACE è forse stato il primo a fare il botto anche se ora mostra un pò la cinghia. I suoi vantaggi è che è più discreto e a misura dell’utente e si può personalizzare a piacimento sia graficamente che a livello di contenuti ed è molto più “open minded” e quindi meno rigido del “rivale” di cui parleremo tra poco.
Dispone di una quantità di funzioni da far impallidire qualunque social network, anche se non tutte sfruttate dagli utenti.
Negli anni si è imposto sopratutto a livello artistico, dal momento che si è creata una rete sterminata di utenti sia di cinema che di teatro e sopratutto di musica. Quindi se non siete semplicemente un fancazzista da pomeriggio al lavoro questo è il social network che fa per voi.
Il suo rivale n.1 è FACEBOOK, il trend del momento, che ha saputo furbescamente attirare a sè molti utenti non molto avvezzi al genere, grazie a campagne pubblicitarie mirate e a funzioni molto orientate verso la massa. Non capita infatti di rado di trovare utenti di “facciadilibro” che del loro PC sappiano usare solo quel programma lì e al massimo Messenger… :-P
Poi con quella cosa pubblicitaria (che ancora attira gente, è incredibile) che dice “ritrovate i vostri vecchi amici e compagni di scuola su facebook!!” (e io mi chiedo, ma perchè dovrei ritrovarli visto che a fatica me ne sono liberato??? Hahahaha ovviamente con le dovute eccezioni LOL) ha funzionato, e sono esterrefatto! Ma davvero vogliamo tornare ad avere rapporti con gente che non vediamo da tanto tempo e che sopratutto abbiamo frequentato nell’adolescenza se non prima? Bah, mi chiedo perchè la gente sia sempre così insoddisfatta del proprio presente. Sarà colpa dei giornali e delle televisioni, insomma non c’è via di scampo! :-D
Scherzi a parte facebook offre ad utenti inesperti totali una facilità d’utilizzo probabilmente maggiore di myspace, e una maggiore possibilità di farsi i cazzi altrui e SOPRATUTTO di farsi fare i cazzi propri dagli altri. (almeno quello è l’obiettivo massimo)
L’utilizzatore medio di facebook è infatti il fancazzista, che lo “accende” alla mattina dall’ufficio e lo “spegne” a fine giornata lavorativa… ;-)
In una bachecona virtuale si pubblicano le proprie cose, videos ed immagini presi dal web su cui commentare insieme ad altri “amici” virtuali e così si fa comunella. Poi quegli “scafatoni” dei capi di facebook organizzano anche periodicamente feste per incrementare il passaparola e il crescendo della comunità di utenti… Insomma questa è un opera di marketing con le palle! (che ci sia deitro anche il nostro esimio cavaliere???)
Ma ci sono anche i contro. Non è quasi per niente personalizzabile, è sufficientemente anonimo, rigidissimo da sembrare un lager certe volte (con regole limitative assurde e inspiegabili per un social network, ma di questo parleremo un altra volta) e ovviamente manca totalmente di discrezione, anche perchè dell’indiscrezione ne fa un vanto. E’ infatti disponibile anche una chat interna (che funziona da merda ma c’è) per cui puoi contattare virtualmente chiunque in ogni momento, che se vuoi farti i cazzi tuoi è proprio una libidine… LOL
E poi c’è l’ultimo arrivato, TWITTER. In America sta già spopolando, perchè è di una semplicità terrificante, in Italia è ancora semi sconosciuto. In pratica trattasi di una versione ulteriormente semplificata di Facebook, in cui inserisci a getto continuo le tue notizie o qualsiasi cosa ti venga in mente, come facebook ma più di facebook. Richiede meno attenzione di facebook e anche meno impegno nella gestione dell’account. Non ci sono quelle odiose applicazioni di facebook, che Dio sia lodato, ma al momento non sembra ancora molto stimolante. Ma siamo solo agli inizi, staremo a vedere.
I bolognesi per ora sembrano preferire feisbuk comunque, perchè sono pigriiiiiiiiiiiiiiiiiiii
:-D
Alla prossima cari!

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L’estate Bolognese

…tutta qui?
D’accordo che ad Agosto le persone che restano in città forse non sono tante (e quindi neanche gli elettori) ma uno straccio di rassegna “cittadina”????
Possibile manco una?
Vedo fiere di San Lazzaro e diverse altre, ma solo nei comuni limitrofi. Ma a Bologna città tutto è spento, tranne Sirio e insomma quelle cagate di telecamere spilla soldi. Rendiamocene conto, questo è quanto la politica e i nostri amati paladini politichesi sono in grado di offrirci. Una città zombie, culturalmente zero e ludicamente inadeguata. Del divertimentificio di una volta c’è solo un pallido ricordo.
Se dobbiamo accontentarci di localucoli con dj sets allora ditecelo prima che togliamo il disturbo. Altrimenti ficcatevi nella testa che non tutti gli elettori sono stupidi e si accontentano di ronde o limitazioni di qualsiasi tipo allo scopo di avere una quiete di cui nessuno se ne fa niente in fin dei conti. (non sarà un caso che tutte queste lamentele di “cittadini benemeriti” sono saltate fuori in grande numero SOLO DAL MOMENTO che l’insoddisfazione generale è salita di livello? Mi spiego meglio: l’Italia allo sbaraglio, alla mercè di politicanti e imprenditori senza scrupoli, la crisi economica e voilà, tutti siamo 10 volte + suscettibili di prima e ci dà pure fastidio che qualcuno si diverta anche semplicemente bevendo un bicchiere di birra o andando a vedere un concerto e poi discuterne con gli amici sotto casa… Facciamo un pò di esame di coscienza va là…)
Certo, adesso nella situazione in cui siamo è diventata un operazione davvero imponente. Anni di desertificazione culturale e di diversificazione dello svago ci hanno portato a questo punto, ma è pur sempre vero anche il detto che !quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”…
O no?
Ma abbiamo dei politici o degli uomini di potere davvero duri abbastanza? O davvero interessati a rimuovere il degrado culturale in cui anche Bologna è sprofondata?
La mia è una sfida. Speriamo non cada nel vuoto come le preghiere dei terremotati dell’Abruzzo. :-(

Apre Mel Outlet nell’antica sede di Nannucci

Un pezzo di cuore se ne va…
Nannucci, il negozio di dischi, CD, video, DVD, musica e quant’altro (una volta anche elettrodomestici se non andiamo errati) ha chiuso i battenti qualche mese fa, sospinto a gran velocità dall’incompetenza dei gestori e adesso sulle ceneri appare un marchio di una catena di negozi (sign of the times direbbe Prince) che risponde al nome di MELBOOK.
Già presenti da diversi anni col negozio Melbook Store in via Rizzoli (quindi a 2 passi) ora tentano il grande passo e allargano la loro offerta.
Dai cartelli già affissi nelle vetrine ci sembra di capire sarà un luogo dedicato più che altro alla compravendita di usato, forse per cercare (fra l’altro) di recuperare quella piccola fetta di mercato ancora indecisa tra l’abbandonarsi alla pirateria totale o se ancora barcamenarsi negli ancora onerosi acquisti di CD e DVD musicali. Il tutto potendo contare comunque sulla “copertura di spalle” che fornirà l’ormai collaudato settore librario, che non risente almeno per ora di nessuna crisi particolare.
L’iniziativa sembra carina. Speriamo solo di non trovare i soliti commessi imberbi un pò beoti tipici di questo tipo di catene di negozi. Per intenderci quelli che ignorano chi sia Frank Zappa o Shostakovich e che non avvertono differenze tra una Laura Pausini e un Ella Fitgerald.
In bocca al lupo, sopratutto alla musica in quanto arte, a Bologna.bo

Adios Nannucci, welcome to…???

Questa più che altro è una domanda. Passando spesso (quasi quotidianamente) davanti agli antichi locali che ospitavano il mitico negozio di dischi Nannucci (miseramente condotto al fallimento repentino da incapaci gestori n.d.r.) non ho potuto fare a meno di notare che sono ormai a buon punto i lavori per un negozio che presto ne prenderà le veci.
Da quel che ho potuto sbirciare mi è sembrato di vedere scaffali destinati forse a contenere libri e avevo sentito dire che il compratore dei locali era Melbook store. Qualcuno ha maggiori notizie?
Certo è che nello spazio di poche centinaia di metri ci ritroveremo con moltissime librerie (sempre preferibili alle inesauribili boutiques di alta moda e griffes a mio parere), forse le uniche a poter assoribre il mini mercato discografico che ormai è rimasto. In fondo il mercato del libro non conosce (ancora) crisi, per via degli alti costi di duplicazione suppongo, dal momento che un buon 60% di quello che si legge è roba di assai scarsa qualità o comunque riciclo del riciclo. Ma in fondo è sempre cultura, anche se livellata in basso a volte, ed è sempre meglio che un calcio in c… no?
Però (tornando a noi) vorrei tanto sapere, chi andrà ad occupare quegli storici (almeno per me) locali in via Oberdan.
Grazie in anticipo a chi risponderà alla mia curiosità di ex bimbo innamorato follemente della musica. ^_^

Bologna è ancora sinonimo di trasgressione???

Non sapevo che immagine mettere!… perchè, lo è mai stata, qualcuno chiederà???
Ok, per le nuove generazioni ormai essere trasgressivo è essere gay o emo (per chi non lo sapesse è un pò simile all’antico termine dei “darkettoni”, in pratica sono ragazzi che cercano solo di non farsi risucchiare dalla massa, cercando di non essere troppo globalizzati. L’esito è questionabile, ma apprezzabile il tentativo) o al limite estremo punkabbestia.
Ma (e qui facciamo la parte degli anziani rompiballe “memoria storica” guys, Bologna viveva fino a qualche anno fa (facciamo un decennio e oltre) di tante piccole trasgressioni che ne avevano fatto il paradiso per tanta cultura alternativa che ora sembra smarrita o quanto meno annacquata. (si scrive così? non c’ho voglia di andare a guardare nel vocabolarioooooooo)
Certo, mi si dirà, è tutto proporzionato alla media nazionale, ma siccome certe tradizioni non andrebbero mai smarrite, ci permettiamo di invocare quel DNA tipico di tutti i bolognesi, cioè la voglia e la capacità di trasgredire anche nelle piccole cose, perchè se una cosa ce l’hai nel DNA non la puoi perdere mai del tutto. O no? Puoi perderci l’abitudine, ma poi è come andare in bicicletta. Prima o poi torni a farci la mano.
Ma cos’è la trasgressione qualcuno potrebbe chiedermi?
In effetti il significato è multiplo, se non multiplo del suo stesso multiplo.
Un mio personale significato (nonchè mio favorito) è essere solo e soltanto sè stessi, cercando di non farsi (quasi) mai influenzare dagli stereotipi, dai media, da tutto quello che ci rende uniformi (uguali, non divise… LOL) e quindi facilmente assoggettabili e “controllabili”.
Il mio sogno sarebbe un piccolo microcosmo in cui nessuno “caga” la pubblicità, in cui ognuno sviluppa le sue passioni e pulsioni, indipendentemente da quello che fanno gli altri, in cui c’è curiosità e non ossessioni da pettegolezzo, in cui si può fare ed essere quello che si vuole, senza timore e senza pregiudizi.
Facile direte voi. FACILE?
Provate a riflettere su questa mia utopia e sappiatemi dire… (forse mi direte: a mattoooooooooo)
Baci

Il cinema a Bologna (pt.1)

Multisala o non multisala?
Questo l’annoso problema che puntualmente si presenta anche nella nostra assai cinefila cittadina.
Da un alto le nuove generazioni, quelle del mordi, sgranocchia e fuggi, che consumano preferibilmente films “pret a porter”, quasi sempre blockbusters e quando possibile quintalate di effetti speciali e quindi assai molto + propense alle comode e viziose multisala, dall’altro i “cultori” di cinema, i fruitori “old fashioned” (ma anche no) che ancora guardano con sospetto ai “luna park” a buonmercato.
Buonmercato si fa per dire, direte voi! E in effetti le multisala sono quasi sempre al top per il costo dei biglietti, al punto che alcune sale storiche per restare aperte, si sono dovute allineare ai costi, pur non offrendo i medesimi servizi peraltro.
L’idea sarebbe che entrambe le cose possono convivere tranquillamente, così come convivono ristornati prelibati e robaccia tipo mcdonald. Infatti i film “di razza” o comunque impegnati, quasi mai accedono alla programmazione delle multisala e restano solo alle monosale tradizionali.
Ma ovviamente come in tutte le cose l’equilibrio è precario. E’ l’interesse per il cinema, quello vero, che anche grazie alla non programmazione televisiva, si appresta a raggiungere livelli abissali, mettendo in serio dubbio la sussistenza futura delle sale tradizionali. Per quello plaudiamo ai casi di multisala ibride, come (senza far nomi) Lumiere, Rialto e Odeon o anche leggermente meno ibride (Capitol). L’importante è che a vantaggio di quel poco di cultura che ancora ci resta, si possa mantenere il più possibile vario e variegato il panorama di offerte cinematografiche, anche per far sì che pure con il cinema si ripeta la tragedia che è successa con la musica. E sempre di arte stiamo parlando, no?
;-)

Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Secondo paragrafo

Secondo paragrafo:

Ahimè qualcosa è andato storto e il secondo paragrafo mi sono accorto solo adesso che non è stato salvato correttamente dal sito, e avendolo scritto di getto è andato perso definitivamente.
Cacchio, che mi serva da lezione la prossima volta!!!
Solo che ora tutto il nucleo della mia considerazione sociale è andata persa e come faccio a riscriverla adesso dopo che ho concluso il trittico?
Per me c’ha messo lo zampino il cavaliere… Hahahaha
Provo lo stesso dai.
Siamo negi anni 80, cioè sto guardando una replica di un ormai antico show di prima serata delle reti fininvest. Azzurro. E ho scoperto siamo nel 1986 per la precisazione. L’ha appena detto la mia passione di quegli anni, Miss Licia Colò.
Le supergnocche le avevano già inventate mi risulta. Eppure la cosa che mi sorprende adesso è come si potevano realizzare shows di prima serata con sole canzoni, in cui praticamente le “gnocche” (chiedo scusa a tutte le donne, ma il termine usato è volutamente scandalistico e utile allo scopo) erano solo 2, di cui una praticamente inabile a pronunciare una qualsiasi frase di uso compiuto. Ma erano sorelle, e si sa quanto la famiglia sia un valore importante nel nostro belpaese…
Certo, anche adesso tutti noi sappiamo che un mondo senza musica sarebbe impossibile, invivibile, in pratica solo un lungo silenzio rotto solo dalle nostre lacrime e lamenti, e anche chi dice di non amare la musica sa che è così, ma allora era veramente così, credo.
Ho iniziato questa mia delirante considerazione su cosa è cambiato nelle nostre vite, proprio dagli anni 80, in quanto sono stato anch’io giovane come tanti in quegli anni (prevalentemente miei coetanei) e li ho quidni vissuti parecchio intensamente.
Certo vivo intensamente anche questi e stessa cosa ho fatto con quelli precedenti, ma devo ammettere che i cambiamenti che viaviamo oggi sono con tutta probabilità frutto di quello che si è iniziato nei famigerati anni di plastica del titolo.
In quegli anni era ancora diffusa la consuetudine che la musica non fosse solo una passiva colonna sonora atta solo a riempire ingombranti silenzi, ma qualcosa di più. Un modo per visitare mondi sconosciuti, scoprire nuove sensazioni, vivere vite differenti e via dicendo. Musica uber alles.
Ma ora che le cose sono radicalmente cambiate devo dedurre che era merito del tubo catodico se la musica rivestiva un importanza così? O era invece la musica così importante per conto suo da attrarre le attenzioni del “media più diffuso al mondo” sempre alla ricerca famelica dell’audience???
Fatto sta che gli shows “acchiappa audience” erano questi. Tanta musica. La possibilità di ascoltare tutte le hits del momento e vedere all’opera (si fa per dire visto che erano tutti in playback) gli artisti e le band in questione e magari scoprire nuova musica, sempre in un contesto comunque molto controllato e rasssicurante.
Però… in mezzo a tante schifezze (che ci sono in tutti i periodi storici e sempre ci saranno) c’era anche tanta buona roba, tanti bravi artisti.
E adesso direte voi?
Adesso, lo sapete bene, la musica è stata relegata ai margini, salvo essere tirata fuori quando e come “conviene”.
Oggi i programmi di prima serata di grande successo sono o gli shows “sbatti la gnocca in prima pagina” (dal fenomeno “veline” in su), quando va bene i programmi di comici (sarà forse perchè col resto dei programmi c’è talmente poco da ridere…) o i programmi do voyeurismo estremo, vale a dire le baggianate dei reality show, i famosi programmi “annebbia cervelli” per masse ormai in balia degli eventi.
Però gnocche e comici c’erano anche allora! Forse è perchè la gente stava meglio con meno e riusciva a ridere autonomamente che le cose adesso vanno diversamente?
Non so. Però da musicista tutto questo mi manca. Pure un programma del cazzo come Azzurro ’86 mi manca, ma rendiamoci conto!!! Non è possibile :-(
Questo sì che è degrado culturale, altrochè quello presunto millantato dai media nel nostro centro storico…
Non è solo di Bologna, certo, ma in questo articolo ho eletto Bologna come crocevia, come ombelico spazio temporale dei cambiamenti. Volenti o nolenti li viviamo, ma dobbiamo sempre guardare indietro… e imparare… (anche dai propri sbagli, perchè no?)

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Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Terzo paragrafo

Terzo paragrafo:

E finalmente posso sbizzarrirmi coi personaggi che aldilà della dolorosa considerazione sul “degrado” culturale (questo sì che è degradante, altrochè quello sbandierato dai media nel centro storico…) del nostro paese (e Bologna l’ho eletto ombelico di tutto ciò in questo mio articolo) mi hanno fatto sbadigliare, sorridere o urlare di gioia in questa nottata revival estivo.
Ah, in questo momento è arrivato Salvetti sul palco in qualità di organizzatore e sta premiando Fiorella Mannoia e mi sembra di avere inteso che l’anno di grazia è il 1986.
Prima ancora le canzoni. Devo dire che molti dei grandi hits sono straordinariamente complessi rispetto a quello che siamo ormai abituati ad ascoltare nella musica di oggi. E parlo da musicista, non fraintendetemi. Ci sono sequenze di accordi, cambi di tonalità, progressioni armoniche, che magari all’epoca non ci facevo caso, ma mi mancano dannatamente nella musica “di successo” di oggi. Certo, era tutto un pò più naif, mentre oggi (questo veramente) è tutto più plasticoso, inteso come iper perfezionato e iper confezionato, con suoni studiati per colpire e non certo le successioni di note.
Ma non vi annoierò con questi deliri da musicista, anche perchè è arrivata la mia passione di adolescente, Licia Colò!! :-D
E ha presentato Howard Jones. Chi se lo ricorda? Cacchio, era bravo però! E devo dire che anche Loredana Bertè poc’anzi mi aveva stupito sia con la sua canzone che col suo look super. (non me la ricordavo più quanto era in forma una volta)
Eric Carmen, anche lui un grande in quell’ambito, mi ha fatto sorridere grazie a quella canzone semplice ma diritta allo scopo come quelle che non si scrivono più ahimè, ma sopratutto con la sua capigliatura assolutamente fuori da ogni legge di gravità. Ho urlato di gioia quando ho visto i “Dead or alive” del mitico cantante androgino Pete Burns salire sul palco e intonare (beh facendo finta di intonare hehehe) il loro classico senza tempo “You spin me round”. E pensare che li consideravo merda quando ero sbarbo! LOL
Poi i China Crisis, il prototipo della band degli anni a seguire. Ruffiani e rassicuranti, carini e dolci ma con ancora l’abilità di tirarti fuori il ritornello che ti si fissa nella testa.
Poi gli Italiani, che a volte non distingueresti dai loro epigoni stranieri, se non fosse per quella loro amabile pronuncia maccheronica dell’Inglese. Eh sì, negli anni 80 era un must cantare in inglese!
E allora via coi vari Sandy Marton, Mike Francis (ok, era davvero scarso ma mi è dispiaciuto molto quando è morto), Carrara e altri di cui non ricordo il nome. Carini e sempre adatti da dare in marito alle proprie figlie illibate. (ma anche no)
E gli inossidabili come Riccardo Fogli. Gepy & Gepy (Gepy and Gepy!!!!!), Anna Oxa (già splendida) e la Mannoia citata in precedenza. E poi i Novecento, il Gruppo Italiano, Mondorama, gente che allora ti faceva sorridere ma che ora rimpiango.
Oh ferma tutti! La più scarsa delle sorelle Carlucci (che ora fa la parlamentare con altrettanto successo se non erro) ha introdotto una meravigliosa figliola in minigonna, che risponde al nome di Alba. (prima ero convinto che la + gnocca della serata fosse un improvvisatissima cantantucola dal nome altrettanto evocativo di “Celeste” ma adesso…)
Canta “Only music survives”, titolo veramente ad hoc per la conclusione del mio trattato semiserio di stasera. Ma sai che è proprio bella? No, che hai capito, mica la canzone! (anche se non è malissimo dai) Ma… mi sembra di averla già vista… aspetta… qualche manciata di silicone in meno nelle labbra e sui seni, qualche pelo delle sopracciglia in meno, un pò di palestra in più.. e… la Parietti!!!!
Eh sì, una volta per avere successo non bastava essere super gnocca e avere un fisico perfetto (anche perchè la chirurgia estetica era agli albori mi sa), bisognava cimentarsi seriamente col canto!!!
L’Italia, il paese del bel canto. Una volta era così, e qualcuno all’estero ci ricorda ancora così, ma forse si riferisce all’opera, roba di Rossini, Puccini e compagnia bella, non certo di questi imbecillotti che ci ritroviamo adesso e che se proviamo a esportare riceviamo solo sorrisi imbarazzati. Ma per fortuna c’è l’euro, la nostra “moneta forte”…
Cavolo dopo l’alba il declino. Si finisce male questo show. Tutti i peggiori a fine serata!! Prima un tizio di cui ho rimosso volutamente il nome (la canzone la espellerò nell’ormai prossimo appuntamento col wc) e ora Valerie Dore. Pensavo fosse stato solo un incubo della mia adolescenza. Scherzo. Sembra Celine Dion che ha disimparato di cantare. Fantastico. Sono quasi le 4 di notte. Forse ci sono solo io e il pronipote del gatto di Salvetti ancora alzato a guardare siffatta roba.
Meglio che vada. Comunque a parte il delirio (un mio amico mi ha messaggiato avvertendomi del programmone in onda e mi ha detto che a inizio serata mi sono perso Villeig Pipol! (scritto proprio così…) di quest’ultimo paragrafo, la riflessione sul cambiamento repentino di usi e costumi nella realtà CULturale di oggi resta ancora validissima.
Tutti vorremmo essere artisti. In pochi lo possono essere, e così si fa piazza pulita. E’ questa la morale? Spero di sbagliarmi ma mi tengo 1000 volte i miei odiatissimi anni 80. E l’amore di plastica. Almeno era colorata…
[FINE CAPITOLO 1]

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