Televisione

Talent show: defecare in TV

Ok, lo ammetto. Ho guardato un reality show. Ma solo perchè Lunedì mi sono infortunato a un piede giocando a calcetto e non riesco a camminare ancora bene. Ma potevo guardare un film, come avevo fatto nei giorni precedenti. Ma la bizzarria del caso volesse che dopo una cena particolarmente opulenta fossi talmente pieno da adagiarmi sul divano col solo telecomando del televisore a portata di mano e zero voglia di alzarmi di nuovo. Chissà se il motivo per cui ancora i REALITY SHOWS impestano e impazzano nei palinstesti televisivi di ogni emittente è proprio questo. Opterei per il sì, ma torniamo a quello che ho visto. Lo sapevo che era uno squallore infinito, perchè avevo visto altre volte spezzoni. Ma vedere una puntata intera devo confessare che mi ha straziato il cervello, mi ha sconquassato ogni fiducia nel genere umano.
Forse sto esagerando, ma la musica è sin dall’adolescenza, la mia vita e una passione sconfinata.
Ho amato i grandi della musica, quelli che hanno negli anni rivoluzionato il modo di farla, di viverla e perchè no, di consumarla. E a vedere sta roba in televisione non solo mi si è accapponata la pelle, ma ho avuto la conferma che niente sarà più come prima e non ci saranno più (a meno di eventi miracolosi) “artisti” capaci di innovare e creare musica che ci travolga in mondi sconosciuti e affascinanti, com’è sempre successo nel passato millennio.
Perchè tutto questo pessimismo? Semplice. In questi “reality” a tema musicale, viene trasmesso alla massa che musica è semplicemente scimmiottare qualcuno, imparare la tecnica di canto, ballo e sopratutto di recitazione. Quando invece è palese che per i tanti grandi che hanno creato la loro grande arte musicale che ancora rappresenta l’80% del patrimonio musicale mondiale musica era sopratutto una forma di espressione musicale. E non semplicemente un BIECO andare a scuola e studiare “da star”. La musica ha bisogno più che mai di “menti creative”, non di meri esecutori in carta carbone. Di figuranti è pieno il mondo. Ma cosa si può pretendere quando si vive in una nazione governata dalla videocrazia? Troppe menti danno fastidio. Tanti pecoroni addomesticati sono molto più facili da controllare. Give the people what they want cantavano i mitici Rolling Stones, anche se forse non avrebbero mai pensato a uno scenario così squallido.
Ebbene sì, sto parlando di “X-factor” e di tutti gli shows similari, che in tutto il mondo trasmettono il loro input triste e pre-masticato che non solo ha portato il music business nel grande buco nero in cui si trova adesso, ma che ci condannerà alla grande NOIA GLOBALIZZATA da cui non c’è ritorno. Dj e musica premasticata, provo peramente pena per i nostri eredi al ruolo di nuovi esseri umani…
Io faccio musica perchè è il mio modo di esprimere la mia creatività. You may say I’m a dreamer, but (I hope) I’m not the only one… xoxo

La notte del bianconiglio

Si parla tanto di benefattori e governanti, che poi sarebbe la stessa cosa secondo l’ufficio stampa più accreditato. Si parla tanto di sanatorie ma poi quando mi giro vedo un paese che sanguina. Si parla tanto di economia in ripresa, ma io vedo solo ricchi sempre più ricchi con bocche che si allargano a dismisura, come a nutrirsi delle loro stesse parole. Tranquillizzano? Soporificano? Tramortiscono? No, ingialliscono. Come i loro denti, velocemente affidati a dentisti prezzolati che si affrettano a lucidarli a nuovo al primo accenno di cedimento. Poi cala la notte e strane altre creature si ritrovano a fare i conti con quanto di cui sopra. C’è chi affetta il proprio albero genealogico, c’è chi dà fuoco a un insopprimibile voglia di protagonismo, c’è chi affoga nel liquido il proprio desiderio di protagonismo, c’è chi smania di mettere in scena la propria nuova commedia quotidiana, c’è chi sbraita come un ossesso in cerca di soddisfazione, ma c’è anche chi, come il bianconiglio del titolo, si trova spaesato e confuso, in una notte piena di rogne. E bianco com’è è immediatamente avvistato. Come se fosse LUI il responsabile di tutto. Come se fosse lui il centro del problema. Come se fosse lui e nessun’altro al di fuori di lui. Il cerchio si restringe, ma è un circolo appuntito che minaccia di perforare i suoi sogni di gloria. Inglorioso bastardo! Gli gridano. Inglorioso bastardo. Ma lui non si lascia intimorire, tira su il bavero della propria giacca e fa finta di niente. Imbocca una strada più illuminata, cerca una compagnia piacevole e rassicurante fino a che non sia pronto per affrontare una nuova avventura che alle prime luci dell’alba sembra proprio possa svelarsi a lui in un nuovo delirio di ventri e ossa, alla rinfusa in una fossa.
Il bianconiglio sa, ma sa che non dire è meglio. O meglio, dire quello che si sa non è meglio di dire quello che si vorrebbe sentire. E così nell’altoparlante dell’adulazione trovano spazio le note delle più dolci sinfonie che l’uomo abbia mai scritto. TUTTO BENE. SIAMO IN RIPRESA. UN PICCOLO CAPOLAVORO. 150 ANNI DI PACE E PROSPERITA’. Il NOSTRO E’ UN GRANDE PAESE. E il popolo, libero come non mai, si addormenta… felice… in uno di quei sogni da cui sarebbe bello non svegliarsi mai…
Hurrà! Hurrà! Hurrà, per il grande bianconiglio e per la sua corte di carte. Siamo a cavallo ragazzi.

Bologna, la città della musica

No, non è un articolo preso pari pari da un giornale qualsiasi di un ventennio fa. (e lo diciamo per i ggggiovani, quelli che non ahnno vissuto i tanto vituperati anni ’80, ma in quegli anni di Bologna si parlava in quei termini)
Lo so che adesso quest’argomento lo tirano fuori solo i politicanti della locale amministrazione quando gli si fa notare della ormai latente scena musicale Bolognese dovuta al sempre crescente menefreghismo culturale della loro gestione, ma mi piace ricordare così la mia città. Citando le parole degli stessi assessori alla musica, Bologna è “da sempre” la città della musica, capace di partorire le migliori menti musicali dell’Italia intera. Gente come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Gli Stadio, Biagio Antonacci (non sapevo che questi ultimi due fossero di Bolona, ma vabbè), Cesare Cremonini coi suoi Luna Pop, Andrea Mingardi col suo fantastico e impagabile Festival delle arti, Luca Carboni e chi più ne ha più ne metta.
Poi giriamo per la città e troviamo solo locali trendy, dove non trovi uno straccio di musica LIVE decente neanche a pagarla. Oppure, la trovi, ma è sempre quella, la musica fatta dagli stessi personaggi, che si spacciano per trendy e alla fine ti rincoglioniscono col loro fighettume colmando solo il silenzio di una serata altrimenti muta e imbarazzante, ma regalandoti emozioni e nuove esperienze ZERO. E questo se ti va bene ovviamente. Perchè ormai è prassi consolidata spacciare gli squallidi DJ sets che impazzano un pò ovunque per MUSICA DAL VIVO!!!! Orrore. Orrore. Orrore.
Ma davvero si può pensare solo per un momento che un qualsiasi cretinetto dotato di computer o lettore CD o consolle con giradischi di ultima generazione sia musica dal vivo? E siamo davvero sicuri che questi personaggi che grazie a costi e oneri contenuti (per i locali, non certo per gli sfortunati avventori dei locali) hanno cacciato la vera musica dal vivo dai locali, siano vivi??? Avete mai provato a parlarci con uno? Oddio, ci saranno sicuramente le eccezioni che confermano la regola, e anche semplicemente persone che cavalcano l’onda dell’ignoranza generale, accontentandosi di trarne un profitto, però il livello è decisamente basso. Quando ero ragazzino si facevano le cassettine compilations in casa e poi si portavano alle feste. In età più adulta i CD compilations. Mai nessuno sentiva il bisogno di “un essere” dietro a degli apparecchi elettronici (quindi autonomi per il 90% delle operazioni a loro affidate) che scegliesse in loco le canzoni che noi dovevamo ballare o che ci dovevamo sorbire tra una birra e l’altra. E che magari se la tirasse anche perchè con le fighette più stupide poteva dire la fatidica frase: -”Sai? La settimana prossima “suono” al PINCOPALLIN BAR, vieni a sentirmi???
SUONO??????
SUONO??????
VIENI A SENTIRMI????????????
Ah come vorrei essere la fi… oops la ragazza più bella del mondo per andarea “smerdare” tutti sti imbecilli che si credono dei creativi o peggio, degli artisti.
Gente il cui unico talento risiede nello scegliere canzoni da far ascoltare al povero pubblico che passivamente subisce e non distinguere una radio dalla musica suonata da umani, in grado di offrire un divertimento ed emozioni ben più coinvolgenti e umane.
Ma vabbè, ormai i DJ sono un male inevitabile. Questi personaggi sono entrati nella nostra vita come il virus influenzale e le zanzare tigre. Insomma bisogna conviverci.
Solo che rendiamoci conto che senza i musicisti, quelli che LA MUSICA la fanno, la inventano, la suonano, costoro a lungo andare non avranno più nuova musica da proporre e ci faranno due palle grosse così, vale a dire ancora di più di quelle che già ci stanno facendo. Orribile non trovate?

Berlusconi ha ragione…

… perchè se non basta possedere il 75% dei media e controllare il restante 20% per poter fare il bello e cattivo tempo in un paese dove sei riuscito con grande impegno, fatica e sforzi economici ad andare al potere politico per cambiare leggi e poter permetterti di fare tutto e il contrario di tutto, rendendo finalmente l’Italia una “repubblica personale”, allora è veramente uno scandalo.
Un ignominia.
Un atto ignobile e insopportabile.
Come si permette questo 5% di provare a smentire il 95% che ogni giorno si sforza a manipolare e/o nascondere le informazioni? Come può questo 5% tentare di falsare le già “ad arte” falsate informazioni e passarla liscia? Come si può pretendere che un povero premier “auto elettosi a re del mondo” (perchè clonatosi in tanti piccoli esserini del tutto simili a sè stesso e votanti…) possa governare tranquillamente questo repubblica videocratica? Ahhhhh (sospiro) POVERA ITALIA! :-D

Socmel networks a Bulagna (parte 1)

Myspace logo
Con questo articolo vogliamo inauguare una (si spera) lunga serie di articoli riguardo l’ultima “tendenza” mondiale e quindi anche della nostra amata città.
Per i non adepti (ma credo ce ne siano rimasti ben pochi, specie tra i visitatori di questo blog) un SOCIAL NETWORK è un sito che offre un servizio detto di “socializzazione” e che quindi mette in contatto diversi tipi di persone con interessi simili ma non necessariamente.
Una volta c’erano le chat (sembra di parlare del “paleozoico” ma è roba solo di qualche anno fa…) e al massimo i forum. FORUM+CHAT=SOCIAL NETWORK e… come diceva il titolo di un inqueitante (e scarsuccio) film nelle sale qualche mese fa) “se non ci sei non esisti”!!!
Ma bando a queste folli considerazioni, entriamo nel dettaglio delle varie proposte più in voga.
Tra i primi ad apparire e che esiste ancora c’è Netlog che però appare ormai un pò obsoleto. Inizilamente si chiamava in un altro modo se non vado errato, ma ora è seguito solo da fedelissimi.
Poi ci sono siti che per evitare la fuga dai forum e dalle chat interne si sono modificati per seguire la moda e offrono quindi servizi di social networking. Pure Microsoft da qualche anno ha introdotto il proprio sistema di social network collegato ai servizi LIVE come MSN e compagnia bella, ma sembra ormai avere perso il treno che conta.
Passiamo piuttosto ai 3 pesi massimi.
MYSPACE è forse stato il primo a fare il botto anche se ora mostra un pò la cinghia. I suoi vantaggi è che è più discreto e a misura dell’utente e si può personalizzare a piacimento sia graficamente che a livello di contenuti ed è molto più “open minded” e quindi meno rigido del “rivale” di cui parleremo tra poco.
Dispone di una quantità di funzioni da far impallidire qualunque social network, anche se non tutte sfruttate dagli utenti.
Negli anni si è imposto sopratutto a livello artistico, dal momento che si è creata una rete sterminata di utenti sia di cinema che di teatro e sopratutto di musica. Quindi se non siete semplicemente un fancazzista da pomeriggio al lavoro questo è il social network che fa per voi.
Il suo rivale n.1 è FACEBOOK, il trend del momento, che ha saputo furbescamente attirare a sè molti utenti non molto avvezzi al genere, grazie a campagne pubblicitarie mirate e a funzioni molto orientate verso la massa. Non capita infatti di rado di trovare utenti di “facciadilibro” che del loro PC sappiano usare solo quel programma lì e al massimo Messenger… :-P
Poi con quella cosa pubblicitaria (che ancora attira gente, è incredibile) che dice “ritrovate i vostri vecchi amici e compagni di scuola su facebook!!” (e io mi chiedo, ma perchè dovrei ritrovarli visto che a fatica me ne sono liberato??? Hahahaha ovviamente con le dovute eccezioni LOL) ha funzionato, e sono esterrefatto! Ma davvero vogliamo tornare ad avere rapporti con gente che non vediamo da tanto tempo e che sopratutto abbiamo frequentato nell’adolescenza se non prima? Bah, mi chiedo perchè la gente sia sempre così insoddisfatta del proprio presente. Sarà colpa dei giornali e delle televisioni, insomma non c’è via di scampo! :-D
Scherzi a parte facebook offre ad utenti inesperti totali una facilità d’utilizzo probabilmente maggiore di myspace, e una maggiore possibilità di farsi i cazzi altrui e SOPRATUTTO di farsi fare i cazzi propri dagli altri. (almeno quello è l’obiettivo massimo)
L’utilizzatore medio di facebook è infatti il fancazzista, che lo “accende” alla mattina dall’ufficio e lo “spegne” a fine giornata lavorativa… ;-)
In una bachecona virtuale si pubblicano le proprie cose, videos ed immagini presi dal web su cui commentare insieme ad altri “amici” virtuali e così si fa comunella. Poi quegli “scafatoni” dei capi di facebook organizzano anche periodicamente feste per incrementare il passaparola e il crescendo della comunità di utenti… Insomma questa è un opera di marketing con le palle! (che ci sia deitro anche il nostro esimio cavaliere???)
Ma ci sono anche i contro. Non è quasi per niente personalizzabile, è sufficientemente anonimo, rigidissimo da sembrare un lager certe volte (con regole limitative assurde e inspiegabili per un social network, ma di questo parleremo un altra volta) e ovviamente manca totalmente di discrezione, anche perchè dell’indiscrezione ne fa un vanto. E’ infatti disponibile anche una chat interna (che funziona da merda ma c’è) per cui puoi contattare virtualmente chiunque in ogni momento, che se vuoi farti i cazzi tuoi è proprio una libidine… LOL
E poi c’è l’ultimo arrivato, TWITTER. In America sta già spopolando, perchè è di una semplicità terrificante, in Italia è ancora semi sconosciuto. In pratica trattasi di una versione ulteriormente semplificata di Facebook, in cui inserisci a getto continuo le tue notizie o qualsiasi cosa ti venga in mente, come facebook ma più di facebook. Richiede meno attenzione di facebook e anche meno impegno nella gestione dell’account. Non ci sono quelle odiose applicazioni di facebook, che Dio sia lodato, ma al momento non sembra ancora molto stimolante. Ma siamo solo agli inizi, staremo a vedere.
I bolognesi per ora sembrano preferire feisbuk comunque, perchè sono pigriiiiiiiiiiiiiiiiiiii
:-D
Alla prossima cari!

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Il cinema a Bologna (pt.1)

Multisala o non multisala?
Questo l’annoso problema che puntualmente si presenta anche nella nostra assai cinefila cittadina.
Da un alto le nuove generazioni, quelle del mordi, sgranocchia e fuggi, che consumano preferibilmente films “pret a porter”, quasi sempre blockbusters e quando possibile quintalate di effetti speciali e quindi assai molto + propense alle comode e viziose multisala, dall’altro i “cultori” di cinema, i fruitori “old fashioned” (ma anche no) che ancora guardano con sospetto ai “luna park” a buonmercato.
Buonmercato si fa per dire, direte voi! E in effetti le multisala sono quasi sempre al top per il costo dei biglietti, al punto che alcune sale storiche per restare aperte, si sono dovute allineare ai costi, pur non offrendo i medesimi servizi peraltro.
L’idea sarebbe che entrambe le cose possono convivere tranquillamente, così come convivono ristornati prelibati e robaccia tipo mcdonald. Infatti i film “di razza” o comunque impegnati, quasi mai accedono alla programmazione delle multisala e restano solo alle monosale tradizionali.
Ma ovviamente come in tutte le cose l’equilibrio è precario. E’ l’interesse per il cinema, quello vero, che anche grazie alla non programmazione televisiva, si appresta a raggiungere livelli abissali, mettendo in serio dubbio la sussistenza futura delle sale tradizionali. Per quello plaudiamo ai casi di multisala ibride, come (senza far nomi) Lumiere, Rialto e Odeon o anche leggermente meno ibride (Capitol). L’importante è che a vantaggio di quel poco di cultura che ancora ci resta, si possa mantenere il più possibile vario e variegato il panorama di offerte cinematografiche, anche per far sì che pure con il cinema si ripeta la tragedia che è successa con la musica. E sempre di arte stiamo parlando, no?
;-)

Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Secondo paragrafo

Secondo paragrafo:

Ahimè qualcosa è andato storto e il secondo paragrafo mi sono accorto solo adesso che non è stato salvato correttamente dal sito, e avendolo scritto di getto è andato perso definitivamente.
Cacchio, che mi serva da lezione la prossima volta!!!
Solo che ora tutto il nucleo della mia considerazione sociale è andata persa e come faccio a riscriverla adesso dopo che ho concluso il trittico?
Per me c’ha messo lo zampino il cavaliere… Hahahaha
Provo lo stesso dai.
Siamo negi anni 80, cioè sto guardando una replica di un ormai antico show di prima serata delle reti fininvest. Azzurro. E ho scoperto siamo nel 1986 per la precisazione. L’ha appena detto la mia passione di quegli anni, Miss Licia Colò.
Le supergnocche le avevano già inventate mi risulta. Eppure la cosa che mi sorprende adesso è come si potevano realizzare shows di prima serata con sole canzoni, in cui praticamente le “gnocche” (chiedo scusa a tutte le donne, ma il termine usato è volutamente scandalistico e utile allo scopo) erano solo 2, di cui una praticamente inabile a pronunciare una qualsiasi frase di uso compiuto. Ma erano sorelle, e si sa quanto la famiglia sia un valore importante nel nostro belpaese…
Certo, anche adesso tutti noi sappiamo che un mondo senza musica sarebbe impossibile, invivibile, in pratica solo un lungo silenzio rotto solo dalle nostre lacrime e lamenti, e anche chi dice di non amare la musica sa che è così, ma allora era veramente così, credo.
Ho iniziato questa mia delirante considerazione su cosa è cambiato nelle nostre vite, proprio dagli anni 80, in quanto sono stato anch’io giovane come tanti in quegli anni (prevalentemente miei coetanei) e li ho quidni vissuti parecchio intensamente.
Certo vivo intensamente anche questi e stessa cosa ho fatto con quelli precedenti, ma devo ammettere che i cambiamenti che viaviamo oggi sono con tutta probabilità frutto di quello che si è iniziato nei famigerati anni di plastica del titolo.
In quegli anni era ancora diffusa la consuetudine che la musica non fosse solo una passiva colonna sonora atta solo a riempire ingombranti silenzi, ma qualcosa di più. Un modo per visitare mondi sconosciuti, scoprire nuove sensazioni, vivere vite differenti e via dicendo. Musica uber alles.
Ma ora che le cose sono radicalmente cambiate devo dedurre che era merito del tubo catodico se la musica rivestiva un importanza così? O era invece la musica così importante per conto suo da attrarre le attenzioni del “media più diffuso al mondo” sempre alla ricerca famelica dell’audience???
Fatto sta che gli shows “acchiappa audience” erano questi. Tanta musica. La possibilità di ascoltare tutte le hits del momento e vedere all’opera (si fa per dire visto che erano tutti in playback) gli artisti e le band in questione e magari scoprire nuova musica, sempre in un contesto comunque molto controllato e rasssicurante.
Però… in mezzo a tante schifezze (che ci sono in tutti i periodi storici e sempre ci saranno) c’era anche tanta buona roba, tanti bravi artisti.
E adesso direte voi?
Adesso, lo sapete bene, la musica è stata relegata ai margini, salvo essere tirata fuori quando e come “conviene”.
Oggi i programmi di prima serata di grande successo sono o gli shows “sbatti la gnocca in prima pagina” (dal fenomeno “veline” in su), quando va bene i programmi di comici (sarà forse perchè col resto dei programmi c’è talmente poco da ridere…) o i programmi do voyeurismo estremo, vale a dire le baggianate dei reality show, i famosi programmi “annebbia cervelli” per masse ormai in balia degli eventi.
Però gnocche e comici c’erano anche allora! Forse è perchè la gente stava meglio con meno e riusciva a ridere autonomamente che le cose adesso vanno diversamente?
Non so. Però da musicista tutto questo mi manca. Pure un programma del cazzo come Azzurro ’86 mi manca, ma rendiamoci conto!!! Non è possibile :-(
Questo sì che è degrado culturale, altrochè quello presunto millantato dai media nel nostro centro storico…
Non è solo di Bologna, certo, ma in questo articolo ho eletto Bologna come crocevia, come ombelico spazio temporale dei cambiamenti. Volenti o nolenti li viviamo, ma dobbiamo sempre guardare indietro… e imparare… (anche dai propri sbagli, perchè no?)

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Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Terzo paragrafo

Terzo paragrafo:

E finalmente posso sbizzarrirmi coi personaggi che aldilà della dolorosa considerazione sul “degrado” culturale (questo sì che è degradante, altrochè quello sbandierato dai media nel centro storico…) del nostro paese (e Bologna l’ho eletto ombelico di tutto ciò in questo mio articolo) mi hanno fatto sbadigliare, sorridere o urlare di gioia in questa nottata revival estivo.
Ah, in questo momento è arrivato Salvetti sul palco in qualità di organizzatore e sta premiando Fiorella Mannoia e mi sembra di avere inteso che l’anno di grazia è il 1986.
Prima ancora le canzoni. Devo dire che molti dei grandi hits sono straordinariamente complessi rispetto a quello che siamo ormai abituati ad ascoltare nella musica di oggi. E parlo da musicista, non fraintendetemi. Ci sono sequenze di accordi, cambi di tonalità, progressioni armoniche, che magari all’epoca non ci facevo caso, ma mi mancano dannatamente nella musica “di successo” di oggi. Certo, era tutto un pò più naif, mentre oggi (questo veramente) è tutto più plasticoso, inteso come iper perfezionato e iper confezionato, con suoni studiati per colpire e non certo le successioni di note.
Ma non vi annoierò con questi deliri da musicista, anche perchè è arrivata la mia passione di adolescente, Licia Colò!! :-D
E ha presentato Howard Jones. Chi se lo ricorda? Cacchio, era bravo però! E devo dire che anche Loredana Bertè poc’anzi mi aveva stupito sia con la sua canzone che col suo look super. (non me la ricordavo più quanto era in forma una volta)
Eric Carmen, anche lui un grande in quell’ambito, mi ha fatto sorridere grazie a quella canzone semplice ma diritta allo scopo come quelle che non si scrivono più ahimè, ma sopratutto con la sua capigliatura assolutamente fuori da ogni legge di gravità. Ho urlato di gioia quando ho visto i “Dead or alive” del mitico cantante androgino Pete Burns salire sul palco e intonare (beh facendo finta di intonare hehehe) il loro classico senza tempo “You spin me round”. E pensare che li consideravo merda quando ero sbarbo! LOL
Poi i China Crisis, il prototipo della band degli anni a seguire. Ruffiani e rassicuranti, carini e dolci ma con ancora l’abilità di tirarti fuori il ritornello che ti si fissa nella testa.
Poi gli Italiani, che a volte non distingueresti dai loro epigoni stranieri, se non fosse per quella loro amabile pronuncia maccheronica dell’Inglese. Eh sì, negli anni 80 era un must cantare in inglese!
E allora via coi vari Sandy Marton, Mike Francis (ok, era davvero scarso ma mi è dispiaciuto molto quando è morto), Carrara e altri di cui non ricordo il nome. Carini e sempre adatti da dare in marito alle proprie figlie illibate. (ma anche no)
E gli inossidabili come Riccardo Fogli. Gepy & Gepy (Gepy and Gepy!!!!!), Anna Oxa (già splendida) e la Mannoia citata in precedenza. E poi i Novecento, il Gruppo Italiano, Mondorama, gente che allora ti faceva sorridere ma che ora rimpiango.
Oh ferma tutti! La più scarsa delle sorelle Carlucci (che ora fa la parlamentare con altrettanto successo se non erro) ha introdotto una meravigliosa figliola in minigonna, che risponde al nome di Alba. (prima ero convinto che la + gnocca della serata fosse un improvvisatissima cantantucola dal nome altrettanto evocativo di “Celeste” ma adesso…)
Canta “Only music survives”, titolo veramente ad hoc per la conclusione del mio trattato semiserio di stasera. Ma sai che è proprio bella? No, che hai capito, mica la canzone! (anche se non è malissimo dai) Ma… mi sembra di averla già vista… aspetta… qualche manciata di silicone in meno nelle labbra e sui seni, qualche pelo delle sopracciglia in meno, un pò di palestra in più.. e… la Parietti!!!!
Eh sì, una volta per avere successo non bastava essere super gnocca e avere un fisico perfetto (anche perchè la chirurgia estetica era agli albori mi sa), bisognava cimentarsi seriamente col canto!!!
L’Italia, il paese del bel canto. Una volta era così, e qualcuno all’estero ci ricorda ancora così, ma forse si riferisce all’opera, roba di Rossini, Puccini e compagnia bella, non certo di questi imbecillotti che ci ritroviamo adesso e che se proviamo a esportare riceviamo solo sorrisi imbarazzati. Ma per fortuna c’è l’euro, la nostra “moneta forte”…
Cavolo dopo l’alba il declino. Si finisce male questo show. Tutti i peggiori a fine serata!! Prima un tizio di cui ho rimosso volutamente il nome (la canzone la espellerò nell’ormai prossimo appuntamento col wc) e ora Valerie Dore. Pensavo fosse stato solo un incubo della mia adolescenza. Scherzo. Sembra Celine Dion che ha disimparato di cantare. Fantastico. Sono quasi le 4 di notte. Forse ci sono solo io e il pronipote del gatto di Salvetti ancora alzato a guardare siffatta roba.
Meglio che vada. Comunque a parte il delirio (un mio amico mi ha messaggiato avvertendomi del programmone in onda e mi ha detto che a inizio serata mi sono perso Villeig Pipol! (scritto proprio così…) di quest’ultimo paragrafo, la riflessione sul cambiamento repentino di usi e costumi nella realtà CULturale di oggi resta ancora validissima.
Tutti vorremmo essere artisti. In pochi lo possono essere, e così si fa piazza pulita. E’ questa la morale? Spero di sbagliarmi ma mi tengo 1000 volte i miei odiatissimi anni 80. E l’amore di plastica. Almeno era colorata…
[FINE CAPITOLO 1]

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Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Primo paragrafo

Parto da Bologna perchè sono di Bologna. Prendo Bologna come ombelico del mondo e di un crocevia spazio temporale perchè sono reduce dal solito Sabato Bolognese, crocevia di tanti altri Sabati qualunque. Un Sabato italiano insomma.
E alla luce (o nella totale incoscienza, come preferite) di quello sto vivendo voglio intraprendere questa “poco lucida” trasmigrazione delle nostre anime nelle ultime decadi, per vedere di capire o comunque di lasciare intravedere quel che è successo e succederà.
Li hanno definiti gli anni di plastica. Li hanno definiti gli anni dell’edonismo reganiano, dello yuppismo, dell’apparenza, insomma anni veramente del cazzo questi anni 80. Ma in questo Sabato sera di metà Luglio, condiviso principalmente con studenti fuorisede come da prassi, ora mi trovo davanti alla tv a sorseggiare una bibita fresca e immergermi in un flashback a prima vista imbarazzante, che avviene in contemporanea su retequattro a notte fonda, dicasi “Ieri e oggi in TV”. E’ un programma che mostra a cadenza settimanale a turno tutti gli shows musicali delle reti mediaset dagli anni 80 in poi. Oggi è il turno di “Azzurro” che non sono ancora riuscito a collocare come anno preciso ma non è importante.
Certo, la plastica era tanta. Personaggi plasticosi o plasticanti c’erano già, ma erano comunque dotati di una punta di trasgressione anche minima e facevano da magnifico contraltare ai Personaggi con la P maiuscola. E badate, sto parlando di un programma da “prima serata”, uno show musicale che aveva l’unico scopo di fare ascoltare i grandi successi del momento e vedere all’opera (si fa per dire, era tutto playback!) gli artisti in questione.
Prima di addentrarmi nello specifico, una piccola ma importante considerazione: questo era un tipico programma di intrattenimento di quegli anni, lo show degli show insomma.
E le cosiddette gnocche erano già state inventate se non sbaglio… Eppure in quegli anni si faceva uno spettacolo con sola musica e presentato da 2 psuedo presentatrici, (quelle sì, abbastanza gnocche) di cui una delle due completamente negate per poter pronunciare una qualunque frase di senso compiuto. Ma erano sorelle, e la famiglia è da sempre un valore imprescindibile nel nostro belpaese, si sa.
Ecco, ora il mercato musicale piange lacrime da jena. I negozi di musica chiudono, i saldi si sprecano, nella speranza di combattere una pirateria informatica ormai dilagante.
Ma cosa è successo per arrivare a tanto? (Fine Primo Paragrafo)