…che boccheggiano… nell’afa pomeridiana di un qualsiasi giorno di agosto in pieno centro storico.
Questi eroi, di un eroismo d’altri tempi andrebbero premiati e invece non solo non vengono accolti dagli autoctoni (barricati in casa con l’aria condizionata o chissà in qualche spiaggetta affollata e quindi assai poco promettente) ma sono anche accolti da un clima veramente ostile. Io mi chiedo, il riscaldamento del pianeta è una realtà (anche se alcuni si ostentano a non volerci credere e spero faranno la fine degli umani nella saga del “pianeta delle scimmie” mitico film di fantascienza che invito tutti a visionare), ma proprio non si può fare qualcosa per limitare i danni nel centro storico almeno?
E non mi sto riferendo a quelle baggianate delle limitazioni al traffico (adesso non ci sono praticamente macchine in giro a Bologna eppure…) ma qualcosa a livello programmatico a livello pratico, edilizio e a livello fisico per contrastare almeno un minimo gli effetti della “risacca infernale” che ormai è diventato “il ghetto del centro storico”?????? (e sottolineo ghetto, perchè sono sempre dell’idea che tutti i provvedimenti legati al centro storico, di traffico e non, siano solo cagate utili in campagna elettorale ma in fin dei conti di nessuna utilità pubblica, ANZI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ANZI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ANZIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Deleterio come una nube su Cernobyl per il futuro dei nostri fligli… (io non ne ho ma non è ancora detta l’ultima parola…)
“Cronaca del primo di Sabato di Agosto a spasso per Bologna”…
A parte che c’è ancora un sacco di gente in città, altro che grande esodo!
Tutto è come gli ultimi anni. I Bolognesi D.O.C. o si tappano in casa, davanti ai bocchettoni dell’agognato condizionatore, o fanno vacanzine mordi e fuggi tanto per poter far vedere che non sono in miseria nera (loro) e così chi incontri in giro per la città?
Nel centro storico trovi ancora degli autoctoni, prevalentemente coppiette che magari abitano in periferia e che conservano ancora il culto della tradizione della passeggiata sul pavaglione e la sosta sul crescentone di piazza maggiore. (fateci caso, tutto finisce per “one” a bologna…)
Ma tante etnie, non più solo tunisini, algerini o cinesi, ma una variegatissima varietà di etnie, dall’indiano al sudamericano e chi più ne ha più ne metta. E incredibilmente anche turisti in timida visita.
Insomma Bologna città cosmopolita?
Ma spostiamoci in un grande centro commerciale (senza fare nomi perchè sarebbe pubblicità, tanto poi uno vale l’altro…) e qui troviamo le famiglie, e un ancora più vasta varietà di persone.
Ma nei centri commerciali si va prevalentemente per comprare e allora… sorpresa! Un buon 50% di clientela è composto da stranieri!!! Ma quindi la crisi la sentiamo solo noi Italiani? Dove sta l’inghippo? Non avrà mica ragione il Cavaliere quando dice che la crisi non esiste? O tutti questi extra comunitari sono al servizio del biscione? Che casino!
Eppure è bello vedere gente apparentemente lontana culturalmente da te, emozionarsi di fronte a un minifrigo portatile o a una lavatrice sottocosto o ancora a una fotocamera venduta come nera e che poi quando arrivi a casa scopri che è rosa… O interrogarsi sulla classe energetica del congelatore o ancora discutere su quale televisore LCD starà meglio nel loro salotto buono.
Insomma, questa sì che è integrazione e ci piace.
Però poi ci lasciamo prendere (colpa loro!) da un attacco di shopping compulsivo, complice lo sbalzo di temperatura dal caldo atroce durante il viaggio per arrivare e il “condizionato” super fresco di 1000 condizionatori a palla all’interno del centro commerciale. Fatto sta che usciamo carichi di roba, che non era proprio del tutto necessaria, e senza il motivo della nostra visita. (una lavatrice per la mamma che era già terminata a poche ore dall’inizio dell’offerta… che strano!)
E di nuovo ci accoglie tra le sue braccia LADY AFA, che ci provoca subito un piccolo senso di nausea, un pò perchè abbiamo speso inutilmente i pochi soldi che avevamo, e quindi “via ai sensi di colpa!” e poi perchè ci ritroviamo sul selciato, col nostro motorino, nelle strade popolate solo da mezzi meccanici, perchè i coraggiosi che sfidano il sole che picchia così forte (è metà pomeriggio) sono veramente pochi.
Quando ne incrociamo uno col pensiero gli facciamo i complimenti. 1) perchè è davvero un ardimentoso. 2) perchè non si è fatto turlupinare dalle mega offerte dei centri commerciali 3) avraà avuto i suoi buoni motivi.
E ora andiamo a spacchettare gli oggetti e gli oggettini che abbiamo incautamente acquistato e riprendiamo la via per il centro. La piazzola… quasi quasi… un giro anche qui?
Guarda, dei Bolognesi!!! Ma no dai, devi avere preso troppo sole, e poi non vedi che stanno sbaraccando? E nella parte dell’usato non c’è quasi nessuno… Andiamo via…
Riflessione: il riscaldamento del pianeta si accanisce contro Bologna, la capitale della bassa padana, non trovate che sarebbe giusto devolvere una quota, dare un piccolo contributo economico a chi o per scelta o per necessità, decide di sfidare il clima sempre più ostile della nostra amata città?
O perlomeno vietare per legge agli autoctoni di restare in città nei mesi più caldi.
Bologna, caldo mio non ti conosco
Oggi durante il Tg3 delle 14,30 ho avuto il piacere di ascoltare la Prestigiacomo e Rutelli, rispettivamente nei ruoli di ministra dell’Ambiente e di presidente del Centro per lo Sviluppo Sostenibile, sparlare a proposito di green economy. Pur controllando ormai perfettamente il mio stupore quando guardo il Tg, sono rimasta particolarmente colpita dall’uso di una parola che non avevo fin’ora mai sentito, cioè eco ideologismo…Quindi mi sono rivista il servizio del Tg3 ansiosa di attribuire una paternità all’oscuro termine ma a pronunciarlo era stata la giornalista durante il pastone politico. Continuando a cercare su internet, se non altro per chiarirne il significato, scopro intanto ciò che già sospettavo: eco ideologismo è un conio della Prestigiacomo, o chi per lei, fatto sta che in bocca a lei sta benissimo. Sul web, infatti, il termine ricorre esclusivamente associato alle sue dichiarazioni di stamattina. In pratica per il governo gli eco ideologisti sono tutti gli ambientalisti rompicoglioni attestati sulla politica del no: No Tav, No dal Molin, No Mose, No Ponte sullo stretto ecc ecc; ideologisti in quanto fanatici convinti che pagheremo veramente il danno ambientale e quindi catastrofisti senza rimedio. Parola d’ordine, invece, deve essere “pragmatismo”, che tradotto vuol dire eludere il più possibile i parametri stabiliti a livello internazionale (vedi Kyoto) attraverso una politica del fare (danni) che costerà definitivamente all’Italia il già abusato titolo di bel paese…
Se il Sud Italia è il regno incontrastato della discarica abusiva il Nord è, di fatto, il regno dell’ “incenerimento” a tutto spiano. Sul territorio nazionale ci sono in totale 50 inceneritori di cui 31 al Nord, 13 al Centro e 6 al Sud. Nella sola Emilia Romagna se ne contano 9 ed è seconda per numero solo alla Lombardia che ne ha la bellezza di 14. Da anni gli esperti mettono in guardia sui limiti ed i rischi di questi impianti che sono tra le prime cause di inquinamento e sembrano essere strettamente correlati all’alta incidenza di affezioni tumorali.
Nel 2007 L’Ordine dei Medici dell’Emilia Romagna in una nota ufficiale rivolta alle istituzioni invitava “… a non concedere nullaosta a nuovi impianti di incenerimento, in virtù delle forti preoccupazioni insorte a proposito dell’eventuale impatto negativo sulla salute delle popolazioni insistenti nei dintorni dei 9 inceneritori”. . In risposta, l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, censurò il comunicato accusando l’Ordine dei Medici di “travalicare le proprie competenze e diffondere ingiustificati allarmismi tra la popolazione” ; puntualmente negli anni successivi vennero ampliati gli mpianti di Modena e Ferrara assumendo, nel contempo, l’eufemismo di “termovalorizzatori” dato che il termine inceneritore suonava in maniera così poco rassicurante… Purtroppo 435 studi scientifici compiuti a livello internazione confermano le preoccupazione dei medici italiani: “è vero, in prossimità dei termovalorizzatori si registra un aumento spaventoso di tumori e nascite malformi“; tanto per citare una frase allarmista al punto giusto. Durante l’attività di combustione, infatti, si liberano metalli tossici e si formano sostanze cancerogene, come diossine e furani, che non sono filtrabili neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento e finiscono col depositarsi nel sottosuolo col rischio concreto di contaminare la catena alimentare. A ciò si aggiunga che più alte sono le temperature di combustione ( è il caso degli impianti più moderni in via di costruzione) più sottili sono le polveri liberate, aumentando la possibilità che esse sfuggano ai filtri ed, una volta nell’ aria, vengano assimilate attraverso la respirazione. Ma a fronte dell’enorme danno ambientale gli inceneritori non risolvono in maniera efficace il problema dei rifiuti, anzi, lo aggravano. Gli scarti della combustione, infatti, sono costituiti da sostanze altamente tossiche che necessitano di ulteriori e più costose procedure di smaltimento: è come se anzichè disfarsi dei rifiuti se ne producessero di nuovi e più pericolosi. Altro fattore che decreta l’assurdità dell’attuale sistema di smaltimento risiede nel fatto che gli inceneritori vanificano gli sforzi della raccolta differenziata, o meglio, gli inceneritori sono la ragione per cui la raccolta differenziata non riesce a decollare considerato che si “nutrono” principalmente di plastica, carta e legno, cioè i famigerati materiali riciclabili, e che una volta avviati hanno bisogno di bruciare a ciclo continuo. Detto ciò si capisce come riciclare non faccia rima con guadagnare per un’industria parassitaria che si regge sui contributi dello Stato e che, con la complicità della politica che ne garantisce la sopravvivenza impedendo alle tecnologie pulite di farsi strada, continuerà a danneggiare l’ambiente in cui viviamo chissà per quanti anni ancora.
In questo video viene documentato il tragitto compiuto dai rifiuti della raccolta multimateriale(carta, plastica, metalli) del comune di Bologna. Un viaggio che parte dai cassonetti e finisce in discarica, passando per un impensabile anello della catena: mani umane che separano, a mò di piccole ruspe, i diversi materiali raccolti (ovviamente sono mani extracomunitarie). Il risultato ottenuto da questa straordinaria tecnologia è che la metà dei rifiuti riciclabili finisce in discarica dove viene bruciata. il video contiene un’intervista ai responsabili di Akron_ l’impianto che gestisce lo smistamento_ e raccoglie alcuni pareri su un modo più razionale e giusto di gestire la filiera dell’immondizia.
Anche se in parlamento non c’è più uno straccio di partito ambientalista non vuol dire che i “verdi” in Italia si siano istinti o che quelli rimasti si siano dati all’ippica. Il fronte ecologista ha cercato in questi mesi di ricompattarsi sfruttando la rete ed ha lanciato una catena di Blog per passare dalla protesta alla proposta. Durante la scorsa settimana il sito www.jacopofo.it e www.libero.blog.it hanno infatti ospitato il forum contro il suicidio energetico e nucleare, raccogliendo pareri e proposte da sottoporre all’attenzione del governo. Il documento redatto prende il nome di pacchetto legge blog-ambiente e questi sono i punti elaborati fino a questo momento
1)Togliere l’Ici dal fotovoltaico ripristinando le condizioni di pagamento iniziali: antecedenti alla decisone del gov. Berlusconi di catalogare come impianti industriali e quindi soggetti al pagamento dell’Ici anche gli impianti fotovoltaici solari a terra e quelli integrati sui tetti;
2)Riportare il recupero del 55% dell’Irpef spalmabile su 10 anni : si chiede che anche chi non paga l’Irpef possa usufruire degli stessi incentivi e rimborsi previsti per i redditi medio-alti.
3)Recupero dell’olio fritto per farne biodisel : istitituire la raccolta degli olii alimentari come accade in Germania dove si consegnano ai distributori di carburante che rilasciano un buono sconto;
4)Obbligare i comuni a pubblicare la loro bolletta energetica con l’impegno a ridurre progressivamente il consumo procapite di energia;
5)Istituire forme di credito permanenti per chi vuole investire in ecotecnologie.
6)Sbloccare la raccolta di rifiuti elettronici: sarebbe dovuta partire il 1 gennaio 2008 ma è ancora ferma a causa della mancanza dei decreti attuativi necessari per tradurre in pratica le disposizioni di legge.
7)Sostegno alla mobilità ciclabile: garantire il parcheggio delle bici nei cortili dei palazzi e delle aziende e garantirne trasporto sui mezzi pubblici;
8 Ridurre l’uso di batterie usa e getta incentivando l’acquisto di quelle ricaricabili.
9)Sostegno alla raccolta differenziata: obbligare i produttori a mettere simboli chiari sulle confezioni in modo da evitare confusioni.
10)Investire sul rinnovabile i soldi del nucleare
In sostanza si chiede che vengano ripristinate le poche misure a favore della razionalizzazione energetica faticosamente messe a punto durante il gov. Prodi e poi rimaste lettera morta se non proprio modificate in direzione peggiorativa.
Non c’è che dire, il progetto per l’alta velocità sulla tratta Bologna-Firenze o è nato sotto una cattiva stella o è finito nelle mani di uno stuolo di gente inetta. Dopo il caso clamoroso della galleria in progressiva demolizione e ricostruzione in Mugello arrivano le prime condanne per danni ambientali. Dopo cinque anni di istruttoria, il giudice di Firenze Alessandro Nencini ha condannato dai tre mesi ai 5 anni di reclusione e ad un risarcimento di oltre 150 milioni di euro 27 persone, tra cui l’amministratore delegato di Impregilo ed i vertici del Consorzio Cavet, società che ha avuto in appalto i lavori per la Tav. Reato contestato: smaltimento illecito di rifiuti durante i lavori sulla tratta dell’alta velocità Bologna-Firenze. Gli imputati sono stati invece prosciolti dalle accuse di furto d’acqua, per cui è stato sollevato il dubbio di incostituzionalità e danneggiamento di falde acquifere e pozzi privati, non esistendo secondo il giudice il reato di “danneggiamento colposo”. WWf e Legambiente si dicono solo in parte soddisfatti della sentenza che, seppure importante, ha lasciato decadere le accuse più gravi. La procura, infatti, oltre ad aver richiesto le pene più alte per i dirigenti Cavet ( 10 anni) aveva stimato un danno ambientale intorno ai 750 milioni di euro per il disseccameno di 81 corsi d’acqua , 37 sorgenti, una trentina di pozzi e cinque acquedotti. Nella sentenza, inoltre, non è stato contemplato alcun indennizzo per la popolazione colpita dal disastro ambientale. I 150 milioni di risarcimento sono infatti stati ripartiti tra Ministero dell’Ambiente, Regione Toscana e Provincia di Firenze, cioè tra quegli stessi soggetti accusati di non aver compiuto i debiti controlli sul piano complessivo dei lavori. Quando si dice oltre il danno la beffa.
Il termine ecomafia viene coniato nel 1997 da Legambiente per indicare il sistema di attività illecite perpetrate a danno dell’ambiente da organizzazioni di tipo mafioso con la connivenza di pubbliche amministarzioni e privati.
Il “rapporto ecomafia” viene presentato ogni anno, regione per regione avvalendosi dei dati forniti dalle forze dell’ordine e dalle inchieste della magistratura che indagano sul fronte degli illeciti ambientali.
Il quadro che ne emerge è sconcertante e non solo per il sud Italia, tradizionalmente in balia dell’arbitrio mafioso, anche il laborioso e tranquillo nord risulta intaccato dal morbo della criminalità organizzata che ha qui ormai le sue basi e gestisce indisturbato il suo bussiness.
La Dia ( dipartimento investigativo antimafia) ha definito l’Emilia Romagna la “Gomorra del nord”, terra di conquista dei Casalesi, dei Lo Piccolo e della ‘ndrangheta “, responsabili della pressione estorsiva non soltanto verso imprenditori provenienti dalle stesse aree geografiche ma anche di soggetti locali.
Ma non è nel racket che la malavita fa oggi affari d’oro , i settori deputati al riciclaggio ed all’incremento del capitale mafioso sono ben altri e hanno come bersaglio la salute dell’ambiente e dei cittadini. I futuri morti ammazzati della criminalità organizzata saranno, infatti, morti avvelenati perchè è nel ciclo illegale dei rifiuti e nel ciclo del cemento che viene consentito alle nuove mafie di svolgere i propri traffici.
Nel “rapporto ecomafia 2008″ leggiamo che nella sola Emilia Romagna su 2.923 denunce sono state accertate 260 infrazioni del Codice Ambientale, effettuati 113 sequestri e sbattute in carcere 15 persone. L’ “Operazione Sciacallo”, ” Ecofarsa”, “Pseudocompost” sono solo alcune delle centinaia di indagini dai nomi eloquenti condotte negli ultimi anni dal Corpo Forestale dello Stato e dalle procure emiliane. Esse hanno come comune denominatore il trasferimento di rifiuti speciali pericolosi e tossico/nocivi in discariche non autorizzate attraverso un sistematico giro di falsificazioni autorizzative o, peggio ancora, attraverso lo sversamento coatto degli stessi rifiuti pericolosi nei campi destinati all’agricoltura. Gran parte delle discariche verso cui confluiscono le tonnellate di rifiuti “fuori controllo” sono situate nel sud Italia che ingoia, per il profitto di criminali ed imprenditori inclini al compromesso, la monnezza di tutto il paese a costi dimezzati. Ma discariche abusive sono state rinvenute anche in Emilia Romagna ed in altre regioni del centro nord a riprova del fatto che l’infiltrazione mafiosa nella filiera dell’immondizia ha dimensioni nazionali. Altro terreno propizio al dilagare della criminalità al nord è il cosiddetto ciclo del cemento : escavazioni, grandi opere, abusivismo edilizio, fornitura edilizia e subappalti, conquista del mercato immobiliare da parte di soggetti che agiscono nel totale disprezzo delle regole. Gli stessi cantieri dell’Alta Velocità sono stati oggetto di corpose indagini da parte della Commissione bicamerale di inchiesta sui rifiuti perchè in odor di mafia. In particolare sono state riscontrate irregolarità in numerosi cantieri di ditte subappaltatrici operanti sulla tratta Bologna-Firenze e su quella Bologna-Milano. Nel Settembre 2008 i carabinieri del Noe di Bologna hanno sequestrato un impianto per la fornitura di cemento reo di aver sversato direttamente nel fiume Savena un carico di liquame nero contenente rifiuti tossici. Un esempio come un altro per rendere l’idea di quelli che sono i metodi mafiosi applicati a qualsivoglia ambito operativo. Ed i metodi mafiosi, in quanto mafiosi, sono sempre metodi criminali.