Comico
Scritto Giovedì 1 Ottobre 2009 da Franco Turra
Si parla tanto di benefattori e governanti, che poi sarebbe la stessa cosa secondo l’ufficio stampa più accreditato. Si parla tanto di sanatorie ma poi quando mi giro vedo un paese che sanguina. Si parla tanto di economia in ripresa, ma io vedo solo ricchi sempre più ricchi con bocche che si allargano a dismisura, come a nutrirsi delle loro stesse parole. Tranquillizzano? Soporificano? Tramortiscono? No, ingialliscono. Come i loro denti, velocemente affidati a dentisti prezzolati che si affrettano a lucidarli a nuovo al primo accenno di cedimento. Poi cala la notte e strane altre creature si ritrovano a fare i conti con quanto di cui sopra. C’è chi affetta il proprio albero genealogico, c’è chi dà fuoco a un insopprimibile voglia di protagonismo, c’è chi affoga nel liquido il proprio desiderio di protagonismo, c’è chi smania di mettere in scena la propria nuova commedia quotidiana, c’è chi sbraita come un ossesso in cerca di soddisfazione, ma c’è anche chi, come il bianconiglio del titolo, si trova spaesato e confuso, in una notte piena di rogne. E bianco com’è è immediatamente avvistato. Come se fosse LUI il responsabile di tutto. Come se fosse lui il centro del problema. Come se fosse lui e nessun’altro al di fuori di lui. Il cerchio si restringe, ma è un circolo appuntito che minaccia di perforare i suoi sogni di gloria. Inglorioso bastardo! Gli gridano. Inglorioso bastardo. Ma lui non si lascia intimorire, tira su il bavero della propria giacca e fa finta di niente. Imbocca una strada più illuminata, cerca una compagnia piacevole e rassicurante fino a che non sia pronto per affrontare una nuova avventura che alle prime luci dell’alba sembra proprio possa svelarsi a lui in un nuovo delirio di ventri e ossa, alla rinfusa in una fossa.
Il bianconiglio sa, ma sa che non dire è meglio. O meglio, dire quello che si sa non è meglio di dire quello che si vorrebbe sentire. E così nell’altoparlante dell’adulazione trovano spazio le note delle più dolci sinfonie che l’uomo abbia mai scritto. TUTTO BENE. SIAMO IN RIPRESA. UN PICCOLO CAPOLAVORO. 150 ANNI DI PACE E PROSPERITA’. Il NOSTRO E’ UN GRANDE PAESE. E il popolo, libero come non mai, si addormenta… felice… in uno di quei sogni da cui sarebbe bello non svegliarsi mai…
Hurrà! Hurrà! Hurrà, per il grande bianconiglio e per la sua corte di carte. Siamo a cavallo ragazzi.
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Tag:Bologna, deliri, fantapolitica, fiabe, Politica, sogni
Scritto Sabato 18 Luglio 2009 da Franco Turra
Secondo paragrafo:
Ahimè qualcosa è andato storto e il secondo paragrafo mi sono accorto solo adesso che non è stato salvato correttamente dal sito, e avendolo scritto di getto è andato perso definitivamente.
Cacchio, che mi serva da lezione la prossima volta!!!
Solo che ora tutto il nucleo della mia considerazione sociale è andata persa e come faccio a riscriverla adesso dopo che ho concluso il trittico?
Per me c’ha messo lo zampino il cavaliere… Hahahaha
Provo lo stesso dai.
Siamo negi anni 80, cioè sto guardando una replica di un ormai antico show di prima serata delle reti fininvest. Azzurro. E ho scoperto siamo nel 1986 per la precisazione. L’ha appena detto la mia passione di quegli anni, Miss Licia Colò.
Le supergnocche le avevano già inventate mi risulta. Eppure la cosa che mi sorprende adesso è come si potevano realizzare shows di prima serata con sole canzoni, in cui praticamente le “gnocche” (chiedo scusa a tutte le donne, ma il termine usato è volutamente scandalistico e utile allo scopo) erano solo 2, di cui una praticamente inabile a pronunciare una qualsiasi frase di uso compiuto. Ma erano sorelle, e si sa quanto la famiglia sia un valore importante nel nostro belpaese…
Certo, anche adesso tutti noi sappiamo che un mondo senza musica sarebbe impossibile, invivibile, in pratica solo un lungo silenzio rotto solo dalle nostre lacrime e lamenti, e anche chi dice di non amare la musica sa che è così, ma allora era veramente così, credo.
Ho iniziato questa mia delirante considerazione su cosa è cambiato nelle nostre vite, proprio dagli anni 80, in quanto sono stato anch’io giovane come tanti in quegli anni (prevalentemente miei coetanei) e li ho quidni vissuti parecchio intensamente.
Certo vivo intensamente anche questi e stessa cosa ho fatto con quelli precedenti, ma devo ammettere che i cambiamenti che viaviamo oggi sono con tutta probabilità frutto di quello che si è iniziato nei famigerati anni di plastica del titolo.
In quegli anni era ancora diffusa la consuetudine che la musica non fosse solo una passiva colonna sonora atta solo a riempire ingombranti silenzi, ma qualcosa di più. Un modo per visitare mondi sconosciuti, scoprire nuove sensazioni, vivere vite differenti e via dicendo. Musica uber alles.
Ma ora che le cose sono radicalmente cambiate devo dedurre che era merito del tubo catodico se la musica rivestiva un importanza così? O era invece la musica così importante per conto suo da attrarre le attenzioni del “media più diffuso al mondo” sempre alla ricerca famelica dell’audience???
Fatto sta che gli shows “acchiappa audience” erano questi. Tanta musica. La possibilità di ascoltare tutte le hits del momento e vedere all’opera (si fa per dire visto che erano tutti in playback) gli artisti e le band in questione e magari scoprire nuova musica, sempre in un contesto comunque molto controllato e rasssicurante.
Però… in mezzo a tante schifezze (che ci sono in tutti i periodi storici e sempre ci saranno) c’era anche tanta buona roba, tanti bravi artisti.
E adesso direte voi?
Adesso, lo sapete bene, la musica è stata relegata ai margini, salvo essere tirata fuori quando e come “conviene”.
Oggi i programmi di prima serata di grande successo sono o gli shows “sbatti la gnocca in prima pagina” (dal fenomeno “veline” in su), quando va bene i programmi di comici (sarà forse perchè col resto dei programmi c’è talmente poco da ridere…) o i programmi do voyeurismo estremo, vale a dire le baggianate dei reality show, i famosi programmi “annebbia cervelli” per masse ormai in balia degli eventi.
Però gnocche e comici c’erano anche allora! Forse è perchè la gente stava meglio con meno e riusciva a ridere autonomamente che le cose adesso vanno diversamente?
Non so. Però da musicista tutto questo mi manca. Pure un programma del cazzo come Azzurro ’86 mi manca, ma rendiamoci conto!!! Non è possibile 
Questo sì che è degrado culturale, altrochè quello presunto millantato dai media nel nostro centro storico…
Non è solo di Bologna, certo, ma in questo articolo ho eletto Bologna come crocevia, come ombelico spazio temporale dei cambiamenti. Volenti o nolenti li viviamo, ma dobbiamo sempre guardare indietro… e imparare… (anche dai propri sbagli, perchè no?)
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Tag:anni 80, azzurro, Bologna, crisi musica, fininvest, ieri e oggi in tv, mercato musicale, retequattro, Televisione, tv
Scritto Sabato 18 Luglio 2009 da Franco Turra
Terzo paragrafo:
E finalmente posso sbizzarrirmi coi personaggi che aldilà della dolorosa considerazione sul “degrado” culturale (questo sì che è degradante, altrochè quello sbandierato dai media nel centro storico…) del nostro paese (e Bologna l’ho eletto ombelico di tutto ciò in questo mio articolo) mi hanno fatto sbadigliare, sorridere o urlare di gioia in questa nottata revival estivo.
Ah, in questo momento è arrivato Salvetti sul palco in qualità di organizzatore e sta premiando Fiorella Mannoia e mi sembra di avere inteso che l’anno di grazia è il 1986.
Prima ancora le canzoni. Devo dire che molti dei grandi hits sono straordinariamente complessi rispetto a quello che siamo ormai abituati ad ascoltare nella musica di oggi. E parlo da musicista, non fraintendetemi. Ci sono sequenze di accordi, cambi di tonalità, progressioni armoniche, che magari all’epoca non ci facevo caso, ma mi mancano dannatamente nella musica “di successo” di oggi. Certo, era tutto un pò più naif, mentre oggi (questo veramente) è tutto più plasticoso, inteso come iper perfezionato e iper confezionato, con suoni studiati per colpire e non certo le successioni di note.
Ma non vi annoierò con questi deliri da musicista, anche perchè è arrivata la mia passione di adolescente, Licia Colò!! 
E ha presentato Howard Jones. Chi se lo ricorda? Cacchio, era bravo però! E devo dire che anche Loredana Bertè poc’anzi mi aveva stupito sia con la sua canzone che col suo look super. (non me la ricordavo più quanto era in forma una volta)
Eric Carmen, anche lui un grande in quell’ambito, mi ha fatto sorridere grazie a quella canzone semplice ma diritta allo scopo come quelle che non si scrivono più ahimè, ma sopratutto con la sua capigliatura assolutamente fuori da ogni legge di gravità. Ho urlato di gioia quando ho visto i “Dead or alive” del mitico cantante androgino Pete Burns salire sul palco e intonare (beh facendo finta di intonare hehehe) il loro classico senza tempo “You spin me round”. E pensare che li consideravo merda quando ero sbarbo! LOL
Poi i China Crisis, il prototipo della band degli anni a seguire. Ruffiani e rassicuranti, carini e dolci ma con ancora l’abilità di tirarti fuori il ritornello che ti si fissa nella testa.
Poi gli Italiani, che a volte non distingueresti dai loro epigoni stranieri, se non fosse per quella loro amabile pronuncia maccheronica dell’Inglese. Eh sì, negli anni 80 era un must cantare in inglese!
E allora via coi vari Sandy Marton, Mike Francis (ok, era davvero scarso ma mi è dispiaciuto molto quando è morto), Carrara e altri di cui non ricordo il nome. Carini e sempre adatti da dare in marito alle proprie figlie illibate. (ma anche no)
E gli inossidabili come Riccardo Fogli. Gepy & Gepy (Gepy and Gepy!!!!!), Anna Oxa (già splendida) e la Mannoia citata in precedenza. E poi i Novecento, il Gruppo Italiano, Mondorama, gente che allora ti faceva sorridere ma che ora rimpiango.
Oh ferma tutti! La più scarsa delle sorelle Carlucci (che ora fa la parlamentare con altrettanto successo se non erro) ha introdotto una meravigliosa figliola in minigonna, che risponde al nome di Alba. (prima ero convinto che la + gnocca della serata fosse un improvvisatissima cantantucola dal nome altrettanto evocativo di “Celeste” ma adesso…)
Canta “Only music survives”, titolo veramente ad hoc per la conclusione del mio trattato semiserio di stasera. Ma sai che è proprio bella? No, che hai capito, mica la canzone! (anche se non è malissimo dai) Ma… mi sembra di averla già vista… aspetta… qualche manciata di silicone in meno nelle labbra e sui seni, qualche pelo delle sopracciglia in meno, un pò di palestra in più.. e… la Parietti!!!!
Eh sì, una volta per avere successo non bastava essere super gnocca e avere un fisico perfetto (anche perchè la chirurgia estetica era agli albori mi sa), bisognava cimentarsi seriamente col canto!!!
L’Italia, il paese del bel canto. Una volta era così, e qualcuno all’estero ci ricorda ancora così, ma forse si riferisce all’opera, roba di Rossini, Puccini e compagnia bella, non certo di questi imbecillotti che ci ritroviamo adesso e che se proviamo a esportare riceviamo solo sorrisi imbarazzati. Ma per fortuna c’è l’euro, la nostra “moneta forte”…
Cavolo dopo l’alba il declino. Si finisce male questo show. Tutti i peggiori a fine serata!! Prima un tizio di cui ho rimosso volutamente il nome (la canzone la espellerò nell’ormai prossimo appuntamento col wc) e ora Valerie Dore. Pensavo fosse stato solo un incubo della mia adolescenza. Scherzo. Sembra Celine Dion che ha disimparato di cantare. Fantastico. Sono quasi le 4 di notte. Forse ci sono solo io e il pronipote del gatto di Salvetti ancora alzato a guardare siffatta roba.
Meglio che vada. Comunque a parte il delirio (un mio amico mi ha messaggiato avvertendomi del programmone in onda e mi ha detto che a inizio serata mi sono perso Villeig Pipol! (scritto proprio così…) di quest’ultimo paragrafo, la riflessione sul cambiamento repentino di usi e costumi nella realtà CULturale di oggi resta ancora validissima.
Tutti vorremmo essere artisti. In pochi lo possono essere, e così si fa piazza pulita. E’ questa la morale? Spero di sbagliarmi ma mi tengo 1000 volte i miei odiatissimi anni 80. E l’amore di plastica. Almeno era colorata…
[FINE CAPITOLO 1]
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Tag:azzurro, Bologna, crisi musica, fininvest, ieri e oggi in tv, mercato musicale, retequattro, Televisione, tv
Scritto Sabato 18 Luglio 2009 da Franco Turra
Parto da Bologna perchè sono di Bologna. Prendo Bologna come ombelico del mondo e di un crocevia spazio temporale perchè sono reduce dal solito Sabato Bolognese, crocevia di tanti altri Sabati qualunque. Un Sabato italiano insomma.
E alla luce (o nella totale incoscienza, come preferite) di quello sto vivendo voglio intraprendere questa “poco lucida” trasmigrazione delle nostre anime nelle ultime decadi, per vedere di capire o comunque di lasciare intravedere quel che è successo e succederà.
Li hanno definiti gli anni di plastica. Li hanno definiti gli anni dell’edonismo reganiano, dello yuppismo, dell’apparenza, insomma anni veramente del cazzo questi anni 80. Ma in questo Sabato sera di metà Luglio, condiviso principalmente con studenti fuorisede come da prassi, ora mi trovo davanti alla tv a sorseggiare una bibita fresca e immergermi in un flashback a prima vista imbarazzante, che avviene in contemporanea su retequattro a notte fonda, dicasi “Ieri e oggi in TV”. E’ un programma che mostra a cadenza settimanale a turno tutti gli shows musicali delle reti mediaset dagli anni 80 in poi. Oggi è il turno di “Azzurro” che non sono ancora riuscito a collocare come anno preciso ma non è importante.
Certo, la plastica era tanta. Personaggi plasticosi o plasticanti c’erano già, ma erano comunque dotati di una punta di trasgressione anche minima e facevano da magnifico contraltare ai Personaggi con la P maiuscola. E badate, sto parlando di un programma da “prima serata”, uno show musicale che aveva l’unico scopo di fare ascoltare i grandi successi del momento e vedere all’opera (si fa per dire, era tutto playback!) gli artisti in questione.
Prima di addentrarmi nello specifico, una piccola ma importante considerazione: questo era un tipico programma di intrattenimento di quegli anni, lo show degli show insomma.
E le cosiddette gnocche erano già state inventate se non sbaglio… Eppure in quegli anni si faceva uno spettacolo con sola musica e presentato da 2 psuedo presentatrici, (quelle sì, abbastanza gnocche) di cui una delle due completamente negate per poter pronunciare una qualunque frase di senso compiuto. Ma erano sorelle, e la famiglia è da sempre un valore imprescindibile nel nostro belpaese, si sa.
Ecco, ora il mercato musicale piange lacrime da jena. I negozi di musica chiudono, i saldi si sprecano, nella speranza di combattere una pirateria informatica ormai dilagante.
Ma cosa è successo per arrivare a tanto? (Fine Primo Paragrafo)
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Tag:anni 80, anni ottanta, azzurro, crisi musica, fininvest, ieri e oggi in tv, mercato musicale, retequattro, Televisione, tv