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Il cinema a Bologna (pt.1)

Multisala o non multisala?
Questo l’annoso problema che puntualmente si presenta anche nella nostra assai cinefila cittadina.
Da un alto le nuove generazioni, quelle del mordi, sgranocchia e fuggi, che consumano preferibilmente films “pret a porter”, quasi sempre blockbusters e quando possibile quintalate di effetti speciali e quindi assai molto + propense alle comode e viziose multisala, dall’altro i “cultori” di cinema, i fruitori “old fashioned” (ma anche no) che ancora guardano con sospetto ai “luna park” a buonmercato.
Buonmercato si fa per dire, direte voi! E in effetti le multisala sono quasi sempre al top per il costo dei biglietti, al punto che alcune sale storiche per restare aperte, si sono dovute allineare ai costi, pur non offrendo i medesimi servizi peraltro.
L’idea sarebbe che entrambe le cose possono convivere tranquillamente, così come convivono ristornati prelibati e robaccia tipo mcdonald. Infatti i film “di razza” o comunque impegnati, quasi mai accedono alla programmazione delle multisala e restano solo alle monosale tradizionali.
Ma ovviamente come in tutte le cose l’equilibrio è precario. E’ l’interesse per il cinema, quello vero, che anche grazie alla non programmazione televisiva, si appresta a raggiungere livelli abissali, mettendo in serio dubbio la sussistenza futura delle sale tradizionali. Per quello plaudiamo ai casi di multisala ibride, come (senza far nomi) Lumiere, Rialto e Odeon o anche leggermente meno ibride (Capitol). L’importante è che a vantaggio di quel poco di cultura che ancora ci resta, si possa mantenere il più possibile vario e variegato il panorama di offerte cinematografiche, anche per far sì che pure con il cinema si ripeta la tragedia che è successa con la musica. E sempre di arte stiamo parlando, no?
;-)

Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Secondo paragrafo

Secondo paragrafo:

Ahimè qualcosa è andato storto e il secondo paragrafo mi sono accorto solo adesso che non è stato salvato correttamente dal sito, e avendolo scritto di getto è andato perso definitivamente.
Cacchio, che mi serva da lezione la prossima volta!!!
Solo che ora tutto il nucleo della mia considerazione sociale è andata persa e come faccio a riscriverla adesso dopo che ho concluso il trittico?
Per me c’ha messo lo zampino il cavaliere… Hahahaha
Provo lo stesso dai.
Siamo negi anni 80, cioè sto guardando una replica di un ormai antico show di prima serata delle reti fininvest. Azzurro. E ho scoperto siamo nel 1986 per la precisazione. L’ha appena detto la mia passione di quegli anni, Miss Licia Colò.
Le supergnocche le avevano già inventate mi risulta. Eppure la cosa che mi sorprende adesso è come si potevano realizzare shows di prima serata con sole canzoni, in cui praticamente le “gnocche” (chiedo scusa a tutte le donne, ma il termine usato è volutamente scandalistico e utile allo scopo) erano solo 2, di cui una praticamente inabile a pronunciare una qualsiasi frase di uso compiuto. Ma erano sorelle, e si sa quanto la famiglia sia un valore importante nel nostro belpaese…
Certo, anche adesso tutti noi sappiamo che un mondo senza musica sarebbe impossibile, invivibile, in pratica solo un lungo silenzio rotto solo dalle nostre lacrime e lamenti, e anche chi dice di non amare la musica sa che è così, ma allora era veramente così, credo.
Ho iniziato questa mia delirante considerazione su cosa è cambiato nelle nostre vite, proprio dagli anni 80, in quanto sono stato anch’io giovane come tanti in quegli anni (prevalentemente miei coetanei) e li ho quidni vissuti parecchio intensamente.
Certo vivo intensamente anche questi e stessa cosa ho fatto con quelli precedenti, ma devo ammettere che i cambiamenti che viaviamo oggi sono con tutta probabilità frutto di quello che si è iniziato nei famigerati anni di plastica del titolo.
In quegli anni era ancora diffusa la consuetudine che la musica non fosse solo una passiva colonna sonora atta solo a riempire ingombranti silenzi, ma qualcosa di più. Un modo per visitare mondi sconosciuti, scoprire nuove sensazioni, vivere vite differenti e via dicendo. Musica uber alles.
Ma ora che le cose sono radicalmente cambiate devo dedurre che era merito del tubo catodico se la musica rivestiva un importanza così? O era invece la musica così importante per conto suo da attrarre le attenzioni del “media più diffuso al mondo” sempre alla ricerca famelica dell’audience???
Fatto sta che gli shows “acchiappa audience” erano questi. Tanta musica. La possibilità di ascoltare tutte le hits del momento e vedere all’opera (si fa per dire visto che erano tutti in playback) gli artisti e le band in questione e magari scoprire nuova musica, sempre in un contesto comunque molto controllato e rasssicurante.
Però… in mezzo a tante schifezze (che ci sono in tutti i periodi storici e sempre ci saranno) c’era anche tanta buona roba, tanti bravi artisti.
E adesso direte voi?
Adesso, lo sapete bene, la musica è stata relegata ai margini, salvo essere tirata fuori quando e come “conviene”.
Oggi i programmi di prima serata di grande successo sono o gli shows “sbatti la gnocca in prima pagina” (dal fenomeno “veline” in su), quando va bene i programmi di comici (sarà forse perchè col resto dei programmi c’è talmente poco da ridere…) o i programmi do voyeurismo estremo, vale a dire le baggianate dei reality show, i famosi programmi “annebbia cervelli” per masse ormai in balia degli eventi.
Però gnocche e comici c’erano anche allora! Forse è perchè la gente stava meglio con meno e riusciva a ridere autonomamente che le cose adesso vanno diversamente?
Non so. Però da musicista tutto questo mi manca. Pure un programma del cazzo come Azzurro ’86 mi manca, ma rendiamoci conto!!! Non è possibile :-(
Questo sì che è degrado culturale, altrochè quello presunto millantato dai media nel nostro centro storico…
Non è solo di Bologna, certo, ma in questo articolo ho eletto Bologna come crocevia, come ombelico spazio temporale dei cambiamenti. Volenti o nolenti li viviamo, ma dobbiamo sempre guardare indietro… e imparare… (anche dai propri sbagli, perchè no?)

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Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Terzo paragrafo

Terzo paragrafo:

E finalmente posso sbizzarrirmi coi personaggi che aldilà della dolorosa considerazione sul “degrado” culturale (questo sì che è degradante, altrochè quello sbandierato dai media nel centro storico…) del nostro paese (e Bologna l’ho eletto ombelico di tutto ciò in questo mio articolo) mi hanno fatto sbadigliare, sorridere o urlare di gioia in questa nottata revival estivo.
Ah, in questo momento è arrivato Salvetti sul palco in qualità di organizzatore e sta premiando Fiorella Mannoia e mi sembra di avere inteso che l’anno di grazia è il 1986.
Prima ancora le canzoni. Devo dire che molti dei grandi hits sono straordinariamente complessi rispetto a quello che siamo ormai abituati ad ascoltare nella musica di oggi. E parlo da musicista, non fraintendetemi. Ci sono sequenze di accordi, cambi di tonalità, progressioni armoniche, che magari all’epoca non ci facevo caso, ma mi mancano dannatamente nella musica “di successo” di oggi. Certo, era tutto un pò più naif, mentre oggi (questo veramente) è tutto più plasticoso, inteso come iper perfezionato e iper confezionato, con suoni studiati per colpire e non certo le successioni di note.
Ma non vi annoierò con questi deliri da musicista, anche perchè è arrivata la mia passione di adolescente, Licia Colò!! :-D
E ha presentato Howard Jones. Chi se lo ricorda? Cacchio, era bravo però! E devo dire che anche Loredana Bertè poc’anzi mi aveva stupito sia con la sua canzone che col suo look super. (non me la ricordavo più quanto era in forma una volta)
Eric Carmen, anche lui un grande in quell’ambito, mi ha fatto sorridere grazie a quella canzone semplice ma diritta allo scopo come quelle che non si scrivono più ahimè, ma sopratutto con la sua capigliatura assolutamente fuori da ogni legge di gravità. Ho urlato di gioia quando ho visto i “Dead or alive” del mitico cantante androgino Pete Burns salire sul palco e intonare (beh facendo finta di intonare hehehe) il loro classico senza tempo “You spin me round”. E pensare che li consideravo merda quando ero sbarbo! LOL
Poi i China Crisis, il prototipo della band degli anni a seguire. Ruffiani e rassicuranti, carini e dolci ma con ancora l’abilità di tirarti fuori il ritornello che ti si fissa nella testa.
Poi gli Italiani, che a volte non distingueresti dai loro epigoni stranieri, se non fosse per quella loro amabile pronuncia maccheronica dell’Inglese. Eh sì, negli anni 80 era un must cantare in inglese!
E allora via coi vari Sandy Marton, Mike Francis (ok, era davvero scarso ma mi è dispiaciuto molto quando è morto), Carrara e altri di cui non ricordo il nome. Carini e sempre adatti da dare in marito alle proprie figlie illibate. (ma anche no)
E gli inossidabili come Riccardo Fogli. Gepy & Gepy (Gepy and Gepy!!!!!), Anna Oxa (già splendida) e la Mannoia citata in precedenza. E poi i Novecento, il Gruppo Italiano, Mondorama, gente che allora ti faceva sorridere ma che ora rimpiango.
Oh ferma tutti! La più scarsa delle sorelle Carlucci (che ora fa la parlamentare con altrettanto successo se non erro) ha introdotto una meravigliosa figliola in minigonna, che risponde al nome di Alba. (prima ero convinto che la + gnocca della serata fosse un improvvisatissima cantantucola dal nome altrettanto evocativo di “Celeste” ma adesso…)
Canta “Only music survives”, titolo veramente ad hoc per la conclusione del mio trattato semiserio di stasera. Ma sai che è proprio bella? No, che hai capito, mica la canzone! (anche se non è malissimo dai) Ma… mi sembra di averla già vista… aspetta… qualche manciata di silicone in meno nelle labbra e sui seni, qualche pelo delle sopracciglia in meno, un pò di palestra in più.. e… la Parietti!!!!
Eh sì, una volta per avere successo non bastava essere super gnocca e avere un fisico perfetto (anche perchè la chirurgia estetica era agli albori mi sa), bisognava cimentarsi seriamente col canto!!!
L’Italia, il paese del bel canto. Una volta era così, e qualcuno all’estero ci ricorda ancora così, ma forse si riferisce all’opera, roba di Rossini, Puccini e compagnia bella, non certo di questi imbecillotti che ci ritroviamo adesso e che se proviamo a esportare riceviamo solo sorrisi imbarazzati. Ma per fortuna c’è l’euro, la nostra “moneta forte”…
Cavolo dopo l’alba il declino. Si finisce male questo show. Tutti i peggiori a fine serata!! Prima un tizio di cui ho rimosso volutamente il nome (la canzone la espellerò nell’ormai prossimo appuntamento col wc) e ora Valerie Dore. Pensavo fosse stato solo un incubo della mia adolescenza. Scherzo. Sembra Celine Dion che ha disimparato di cantare. Fantastico. Sono quasi le 4 di notte. Forse ci sono solo io e il pronipote del gatto di Salvetti ancora alzato a guardare siffatta roba.
Meglio che vada. Comunque a parte il delirio (un mio amico mi ha messaggiato avvertendomi del programmone in onda e mi ha detto che a inizio serata mi sono perso Villeig Pipol! (scritto proprio così…) di quest’ultimo paragrafo, la riflessione sul cambiamento repentino di usi e costumi nella realtà CULturale di oggi resta ancora validissima.
Tutti vorremmo essere artisti. In pochi lo possono essere, e così si fa piazza pulita. E’ questa la morale? Spero di sbagliarmi ma mi tengo 1000 volte i miei odiatissimi anni 80. E l’amore di plastica. Almeno era colorata…
[FINE CAPITOLO 1]

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Bologna, ombelico del tempo (Capitolo 1-Gli anni di plastica) Primo paragrafo

Parto da Bologna perchè sono di Bologna. Prendo Bologna come ombelico del mondo e di un crocevia spazio temporale perchè sono reduce dal solito Sabato Bolognese, crocevia di tanti altri Sabati qualunque. Un Sabato italiano insomma.
E alla luce (o nella totale incoscienza, come preferite) di quello sto vivendo voglio intraprendere questa “poco lucida” trasmigrazione delle nostre anime nelle ultime decadi, per vedere di capire o comunque di lasciare intravedere quel che è successo e succederà.
Li hanno definiti gli anni di plastica. Li hanno definiti gli anni dell’edonismo reganiano, dello yuppismo, dell’apparenza, insomma anni veramente del cazzo questi anni 80. Ma in questo Sabato sera di metà Luglio, condiviso principalmente con studenti fuorisede come da prassi, ora mi trovo davanti alla tv a sorseggiare una bibita fresca e immergermi in un flashback a prima vista imbarazzante, che avviene in contemporanea su retequattro a notte fonda, dicasi “Ieri e oggi in TV”. E’ un programma che mostra a cadenza settimanale a turno tutti gli shows musicali delle reti mediaset dagli anni 80 in poi. Oggi è il turno di “Azzurro” che non sono ancora riuscito a collocare come anno preciso ma non è importante.
Certo, la plastica era tanta. Personaggi plasticosi o plasticanti c’erano già, ma erano comunque dotati di una punta di trasgressione anche minima e facevano da magnifico contraltare ai Personaggi con la P maiuscola. E badate, sto parlando di un programma da “prima serata”, uno show musicale che aveva l’unico scopo di fare ascoltare i grandi successi del momento e vedere all’opera (si fa per dire, era tutto playback!) gli artisti in questione.
Prima di addentrarmi nello specifico, una piccola ma importante considerazione: questo era un tipico programma di intrattenimento di quegli anni, lo show degli show insomma.
E le cosiddette gnocche erano già state inventate se non sbaglio… Eppure in quegli anni si faceva uno spettacolo con sola musica e presentato da 2 psuedo presentatrici, (quelle sì, abbastanza gnocche) di cui una delle due completamente negate per poter pronunciare una qualunque frase di senso compiuto. Ma erano sorelle, e la famiglia è da sempre un valore imprescindibile nel nostro belpaese, si sa.
Ecco, ora il mercato musicale piange lacrime da jena. I negozi di musica chiudono, i saldi si sprecano, nella speranza di combattere una pirateria informatica ormai dilagante.
Ma cosa è successo per arrivare a tanto? (Fine Primo Paragrafo)

Strano il mio “degrado”…

…che mi porta qui…
Parto dalla bella canzone di GIorgia per introdurre un articoletto vagamento politico che riguarda l’annoso “problema del degrado del centro storico di Bologna”.
E’ strano che all’indomani dell’elezione di un altro esponente della “sinistra” a sindaco di Bologna (la città più amata dagli Italiani n.d.r.) non si senta più parlare del degrado nel centro storico.
Quello che era stato il refrain + gettonato della lunghissima campagna elettorale della “destra” per scalzare la sinistra dalla “roccaforte rossa” per eccellenza ora si è zittito. Come se dovesse prendere fiato. Rifiatare. E’ così infatti. Sarebbe inutile, visto che il nuovo sindaco si sta insediando in queste ore nella nuova poltrona, tirare fuori tutto il solito arsenale di accanimento mediatico. Ma vedrete, il “degrado” tornerà alla ribaltà nei tempi previsti dalle leggi elettorali…. Appena si potrà fare un primo bilancio delle prime iniziative e dell’inizio dei programmi della nuova giunta, la magia del degrado tornerà a occupare le prime pagine dei giornali. Le ronde (di memoria fascista) torneranno a essere richieste a gran voce dalla cittadinanza indignata. Fior fiore di articoloni con tanto di fotografie ritoccate con photoshop torneranno a campeggiare sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali. Bologna non è + sicura! Non è + l’isola felice che era una volta. Via i comunisti da Bologna!!! Non darò mai mia figlia in sposa a un bolscevico!!!
E’ innegabile. Bologna è la chiave per il controllo totale del potere politico Italiano. E’ un pò considerata da tutti come il Forte Alamo della situazione politica italiana. Quando crollerà sotto i colpi come un pugile suonato (e i tempi sono maturi per motivi che potrei elencare ma finirei per intasare il blog) allora sarà il segnale del punto del non ritorno. L’Italia sarà definitivamente in pugno a un unico fronte. Sarà un bene? Sarà un male? Non so, o meglio, non voglio dire.
Sappiate solo che io abito in pieno centro storico dal 2001 e il solo degrado diverso che vedo rispetto ad altre zone della città è quello dei rifiuti per terra. Ma la cosa che mi fà più specie è che ci si meravigli!!! La maggior parte dei locali e ritrovi per i giovani sono in centro storico. Bologna è da sempre popolata di studenti fuori sede che spesso non hanno grandi possibilità economiche, quindi essendo l’università lì spesso finiscono per trascorrerci anche la serata, magari anche perchè hanno in affitto un appartamento in zona, oppure perchè una volta arrivati in centro, con le assurde limitazioni al traffico (e anche su questo è meglio che mi morda la lingua) che ci sono, tanto vale rimanere in zona piuttosto che doversi fare di nuovo il tragitto fino a casa, prendere la macchina e poi dovere impazzire per trovare un varco o un parcheggio per arrivare nei luoghi di aggregazione. Insomma, mi dico io, sarebbe tanto difficile creare posti di aggregazione DIVERSIFICATI, un pò in ogni zona della città? Il degrado “croce e delizia” dell’opposizione non tornerebbe a essere un banale e assai più circoscrivibile problema?
La realtà è che siamo diventati tutti troppo intolleranti. Siamo stati tutti giovani almeno una volta e dovremmo ricordarcelo. Certo è che se aspettiamo che se lo ricordi la classe politica attuale allora stiamo freschi…
(tornerò sull’argomento, ma per ora buon fine settimana!)