Una scenografia da far rabbrividire quella esposta Domenica scorsa allo Stadio Dall’ara di Bologna, in occasione dei festeggiamenti del centenario della gloriosa società sportiva Bologna F.C. 1909.
Una maera di bandierine svolazzanti in tutto lo stadio, a dimostrazione che Bologna è ancora una città passionale, capace, anzi desiderosa di appassionarsi ancora.
Sì perchè diciamocelo, ci vuole ancora un bello stomaco a credere e pensare che i nostri amati colori rossoblu possano ingenerare passioni pulite e pure, come succedeva una volta.
Io per esempio non sono andato nè alla festa di Venerdì allo stadio nè vado in uno stadio ormai dallo scoppio dello scandalo di calciopoli. Certo, sapevo anche prima del marcio che c’era, ma quello che è successo dopo, le prove lampanti e sopratutto com’è stato insabbiato tutto come se non fosse successo niente ha fatto sì che proprio non provassi nessuna passione per un mondo pallonaro e sopratutto un business così spietato e mafioso. Certo, voi direte, ma questo cosa c’entra coi festeggiamenti del centenario del nostro amato Bologna Football Club?
Guardate ragazzi che c’ho provato a convincermi che in fondo festeggiare la squadra della nostra città non avesse niente a che vedere con il calcio business a tutti i costi, ma purtroppo mi sono reso conto che prima o poi mi sarebbe venuto in mente e quindi il mio amore per la mia città ho pensato di dimostrarlo in altri modi. Tipo scrivendo qui… GRANDE BOLOGNA, BELLA LA MIA CITTA’ e grazie a tutte le stelle del passato, quelle che hanno fatto la storia della nostra gloriosa pluriscudettata squadra di calcio. Magari cose poco lecite succedevano già, ma almeno c’era il pudore di nasconderle e se qualcuno veniva colto in flagrante reato veniva punito. Questo è quello che mi manca per tornare ad appassionarmi. L’assenza di giustizia e lealtà, che il povero De Coubertin aveva fatto diventare il motto delle Olimpiadi moderne.
Però, a ogni buon conto, mi si è stretto il conto vedere come una grande festa sia stata parzialmente rovinata sul campo da una brutta sconfitta contro il Genoa. Ma questo è sport, e allora mi va bene.
Forza Bologna, siamo una città di Serie A e non abbiamo bisogno del calciomafia di oggi per dimostrarlo.
Domani, Venerdì 2 Ottobre 2009 si iniziano ufficialmente le celebrazioni per il centenario della gloriosa società sportiva Bologna F.C. 1909.
Un avvenimento che fino a pochi anni fa mi avrebbe riempito il cuore di gioia, che avrebbe fatto brillare i miei occhietti di appassionato tifoso di calcio. Quei colori, rossoblu, che per motivi anagarafici non avevo fatto tempo a vedere fregiarsi dell’ultimo scudetto (se non erro nel 1964) ma che comunque sapevo avevano fatto tremare il mondo (come diceva il famoso motto “Il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa” coniato negli anni d’oro) fino a una quarantina di anni fa anno più anno meno w mi avevano accompagnato per tutti gli anni trascorsi in quella curva, brulicante di affetto e passione vera.
Ma ora… lo confesso, sono uno di quelli a cui calciopoli ha spento definitvamente ogni velleità di innocenza nel vedere un mondo del calcio professionistico che intuivo fosse malato, ma mai e poi mai avrei pensato lo fosse così tanto. Marcio e puzzolente, questa è la verità. E a consolidare questa mia sensazione l’esito ad arte insabbiato di indagini macchietta, che prima preannunciano l’apocalisse, fino a spegnere il clamore e lasciare tutto o quasi come era prima. Gli stessi personaggi, sciacalli di uno sciacallaggio che poco ha da invidiare alla mafia o al gangsterismo anni 20, non mollano la torta, la grande torta, e anche se non si presentano alla festa in prima persona, sanno bene come gustarsi tutte le fette. E poi addirittura il massimo sciacallo che ora lavora per la mia squadra del cuore… No, questo è veramente troppo. Quando tutte le accuse erano tutte talmente state provate, tutte così insindacabili, tutte così infamanti… Che segnale può dare una giustizia INgiustizia così alle nuove generazioni? La giustizia sportiva mi si dirà è diversa da quella normale. E NO, dico io! E’ esattamente la stessa cosa ad alti livelli, perchè dove il VIL denaro entra a livelli così importanti subentra sempre la giustizia INgiustizia. E i giovani giovanissimi che rispetto possono avere di una giustizia che non punisce i criminali, e tantomeno i furbetti?
So che il cavaliere se la ghignerebbe a leggere questo mio piccolo sfogo, o al massimo direbbe che lo sto aiutando a portare voti al centro destra.
Tutto ciò mi fa schifo, mi dà la nausea. E poi c’è anche la crisi, che mi viene detto che non è una crisi, anzi è già stata superata.
Quello che io non riesco a superare è il senso di nausea che purtroppo avvolge anche le celebrazioni per la mia squadra del cuore. Scusatemi ragazzi, ma io non ho niente da festeggiare, anche se alla fine mi commuoverò nel sapere che tante icone SANE di uno sport che a certi livelli lo è ancora eccome, si riuniranno uin quel magico rettangolo verde che ci ha regalato tante belle emozioni. Non ci sarò domani, ma voglio lo stesso urlare il mio FORZA BOLOGNA, rivolto più che altro alla mia città, affinchè si svegli da un torpore mortale in cui da troppo tempo sembra avvolta, un pò come la terribile nebbia di “THE FOG” di John Carpenter.
E’ ripartito oggi il carrozzone del campionato di calcio. Anzi ieri, così come vuole il grande sponsor e guru del business televisivo, Mr.Sky.
E il “nostro” Bologna pareggia al Dall’Ara contro i rivali storici della Fiorentina.
Ma la domanda è, quanto a noi Bolognesi frega di tutto ciò, realmente???
Dopo quello che è stato palesemente dimostrato (e ad arte insabbiato) e cioè dello schifo e dell’irregolarità di quello che una volta era stato definito lo sport più bello del mondo, QUANTO è solo abitudine?
Mi spiego. Anch’io ho seguito per tanti anni il glorioso Bologna e fino a pochi anni fa. Feci l’abbonamento all’indomani di una grossa delusione amorosa e anche il rito domenicale dello stadio con amici (e l’appassionatissimo zio) contribuì un pò a rasserenarmi. Perchè anche il tifo (se sportivo e leale) è una cosa sana e condivisibile. Come tutto lo sport in genere insomma. Finchè non arrivano in massa i soldi, i grandi interessi economici. Ecco allora che lo sport, il tifo, la passione per i propri colori, diventa solo un corollario del business. Anzi, la linfa del business, quella da cui trae il massimo guadagno.
Ancora tante persone, anche che conosco, non riescono a smettere di seguire il calcio di Serie A, pur sapendo come vanno le cose. Di quanto sia tutto pilotato e comunque poco sportivo. L’abitudine. Gran brutta cosa. Una parola che mi fa tristezza quasi come la parola tolleranza.
E mi piace ricordare un grande personaggio di un mondo sportivo che fu e che ci ha lasciato da poco. Il grande Giacomino Bulgarelli. Lui faceva parte forse dell’ultima fase di un mondo sportivo in cui ancora la lealtà la faceva da padrone nel momento in cui le cose si apprestavano a cambiare.
E fino all’ultimo sono convinto che si sia sforzato di vedere ancora il calcio con gli occhi di sempre. E sono convinto che forse ci riusciva anche. Ma solo perchè era un puro. Un abitudinario puro come il sole. E lassù torna a giocare come il Bologna di Bernardini (quello dell’ultimo scudetto n.d.r.) e cioè come in Paradiso. Io però ho l’abitudine di non abituarmi a ciò che non lo merita, e quindi preferisco pagare 5€ all’ora e andare a tirare calci a un pallone su un campetto di calcetto.
Viva lo sport. Quello vero.
Ecco le immagini del primo Swim Wear Flash Mob svoltosi Sabato 23 Maggio a Bologna ed in altre città italiane sulla falsa riga del “No Pants” (Senza pantaloni) di New York. Nel video possiamo ammirare uno sparuto gruppo di maschietti dar mostra di sgargianti boxer da mare, in alcuni casi lunghi quanto un normale paio di bermuda, più che di gambe e busti finalmente affrancati dai calzoni, come nell’intento degli organizzatori. Presente comunque qualche audace in slip, cioè in costume da bagno sagomato ad altezza inguinale, e quindi abbastanza striminzito da far pensare al concetto di nudità umana, ma nessuna traccia di tanga, perizoma ed altre tipologie di under wear pure ammesse dal regolamento. Un centinaio i partecipanti secondo gli organizzatori, un pò meno ad occhio, e comunque neanche una donna. Speriamo che il prossimo anno la manifestazione si ripeta e che riscuota ancora più successo, magari ammettendo all’iniziativa anche le signorine. Allora altro che slip e boxerini! State pur certi che le donne bolognesi non farebbero mancare all’appello neanche un modello di biancheria intima, pardon, di costume da bagno. Ma a parte il tessuto, la differenza dov’è?
Ognuno di loro ha il suo stile inconfondibile e presi singolarmente sono straordinari disegnatori/pittori/video-maker/scultori, insomma artisti nell’accezione vera del termine, padroni cioè delle tecniche d’arte e non delle “tecniche di scandalo” che fruttano milioni a certi tipi da spiaggia del panorama artistico contemporaneo. Insieme,Blu ed Ericailcane, hanno dato nuova energia al genere del Murales o meglio del Wall Painting; i loro lavori, infatti, rientrano più nel genere pittorico anche se eseguiti su immense superfici murarie, segnando il passo rispetto al Writing Newyorkese degli anni settanta. Il loro sodalizio artistico è iniziato a Bologna sui muri di centri sociali o di edifici dismessi, facendone una città ancora più affascinante di quanto già non lo fosse, una città dove si respira sperimentalismo, inquietudine e tensione intellettuale. Di entrambi si hanno ben poche notizie di carattere biografico; Blu ha espressamente rifiutato una mia intervista ed anche Ericailcane delle chiacchiere scritte non ne vuole proprio sapere. Pur conservando gelosamente l’anonimato, negli ultimi anni sono approdati al circuito dell’arte ufficiale uscendo dalla clandestinità dei centri sociali e della subcultura metropolitana senza però intaccare o svilire in alcun modo quell’aurea inquietante e polemica che, dagli esordi, caratterizza i loro lavori.
Questo video è stato girato nella salumeria Bruno e Franco in via Oberdan a Bologna, un luogo di delizie inaudite in cui anch’ io sono entrata tante volte per acquistare, tra una lasagnetta verde e un etto di mortadella da paura, gli inimitabili tortellini bolognesi. Serviti come pranzo della domenica rappresentano il metodo più efficace, fin’ora sperimentato, per uscire dai fumi del fine settimana aiutando a recuperare già dopo il primo assaggio un colorito roseo ed un aspetto più felice.
I muri di Bologna sono stati negli ultimi anni il banco di prova per alcuni dei nomi più innovativi del movimento street-art internazionale. Tra questi nomi figura quello di Ericailcane che insieme al suo amico e collaboratore Blu sta rivoluzionando il mondo di intendere l’arte metropolitana ed il genere del murales. Non è facile fornire informazioni biografiche e personali certe su questo abile disegnatore che pare non sia nato a Bologna ma che qui abbia studiato e svolga tutt’ora la sua attività . Sul profilo Facebook di Ericailcane nella finestra informazioni dettagliate leggiamo “ Ericailcane non ha fisionomia numerica, nè compleanno. Vive e lavora tra Bologna e la sua mente”. Scartabellando nel web ho trovato solo un’ intervista, rilasciata forse ad amici fidati, ma riportata in forma discorsiva_ e molto riassuntiva_ per volontà, si legge, dello stesso intevistato. Ad ogni modo, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna lascia sui muri della città e di numerose altre città italiane ed europee murales innegabilmente interessanti e belli
L’interessa di queste opere risiede soprattutto nella novità della tecnica usata: non più spray, areografi ed altri strumenti tradizionalmente adoperati dai writer ma pennelli, rulli, vernici. Il risultato ottenuto è decisamente pittorico grazie anche alla scelta dei soggetti, lontani dall’ossessiva ripetizione di firme e stilemi o dai motivi sgargianti di certa street art d’oltreoceano, le creature di Ericailcane campeggiano sui muri della città come surreali affreschi post-moderni.
Loriano Macchiavelli è nato a Vergato ( Bologna) nel 1934. Dopo essersi affermato come autore di testi teatrali, nel 1974 si dedica al genere poliziesco diventando nel giro di pochi anni uno dei giallisti più letti ed apprezzati in Italia. Protagonista dei suoi noir, tutti ambientati in una Bologna inquieta e violenta, è l’investigatore Antonio Sarti che dopo aver affrontato una trentina di inchieste ed essere scampato alla morte nel 1987, torna nel romanzo “Delitti di gente qualunque” ad addentrarsi nel mistero che avvolge una città solo apparentemente tranquilla. “ Nel primo giallo del 1974_ racconta l’autore_ volevo dire della mia città, Bologna, ciò che nessuno osava dire. I suoi misteri, il suo volto oscuro. Quando proposi il libro a Garzanti, mi risposero indignati: Ma come! Quella è un’isola felice!“..” Bologna infatti_ prosegue Macchiavelli_ “era in quegli anni all’apice della sua gloria di città-vetrina, ma per chi sapeva vedere, l’esplosione fel ’77 era già nell’aria”. Le sue trame, per così dire, profetiche vennero accolte all’epoca con ostilità e lui fu accusato di “infangare la reputazione della città” perdendo amici e simpatie, personali e politiche. Nonostante questo a partire dal 1978 le investigazioni del questurino Sarti cominciano ad ispirare una lunga serie di produzioni televisive: da “Sarti Antonio Brigadiere” (1978) sceneggiato in 4 puntate in onda su Rai2 al film tv “L’archivista” (1985) interamente girato a Bologna. Del 1987 è la trasmissione radiofonica in 13 puntate “I misteri di Bologna” in cui Macchiavelli è la voce narrante di racconti scelti mentre del 1988 è la volta di una nuova serie tv dal titolo “L’ispettore Sarti. Un poliziotto una città” trasmessa nel ’91 e replicata nel ’93. Nel frattempo le storie uscite dalla penna di Macchiavelli ispirano il fumetto “Orient Express” disegnato da Gianni Materazzo mentre numerosi romanzi veranno tradotti anche all’estero. Fonda con Marcello Fois e Carlo Lucarelli il “Gruppo 13″ e dirige la rivista “Delitti di carta”. Nel 1990 il romanzo “Strage” diventa un controverso caso letterario: ritirato dalla circolazione per ordine dell’autorità giudiziaria viene poi assolto in nome del diritto dovere di cronaca ma il testo non comparirà più in libreria. Tra le ultime produzioni televisive la fiction “ Bologna in giallo, rapsodia noir” in cui la recitazione è affidata allo stesso Macchiavelli in coppia con Carlo Lucarelli e trasmessa da Raisat nel 2001; un successo che l’anno successivo si tradurrà in una nuova serie “Corpi di reato. L’arma contro il crimine”. E veniamo all’ultimo romanzo “Delitti di gente qualunque” (Mondadori, pagg. 359, euro 19) che richiama dopo cinque anni di assenza dalle scene l’eroe del giallo-noir all’italiana. Anche questa volta la storia muove da fatti realmente accaduti in una Bologna che sul finire del secondo conflito mondiale diventa protagonista di un inquietante misfatto. Un episodio storico documentato che racconta dell’oscura sottrazione di radium, sostanza radioattiva destinata alla cura dei malati, dall’Ospedale S. Orsola ad opera dell’esercito tedesco e destinato ad alimentare i piani criminali di Hitler. “Una vicenda da cui gli americani avrebbero tratto un film e che a Bologna_ dice l’autore_ rischia di essere dimenticata”.
Danilo “Maso” Masotti è un bolognese doc o come si definisce lui “un cinno del quartiere S. Vitale, uno studente non proprio modello, un impiegato che gira le aziende dell’hinterland bolognese. Ma anche un performer, un cantante rock, che diventa un web designer, un esperto di comunicazione multimediale, uno scrittore ed un blogger di successo”. La sua “investitura artistica” avviene all’età di 17 anni come attore di teatro nello spettacolo “Basta che alle dieci siamo a casa” mentre iniziano le sue incursioni nel mondo della musica rock demenziale. Collabora con l’ex Skiantos Stefano “Sbarbo” Cavedoni ed Alex Brizzi di cui nel 2002, affinate le tecniche di web desiner, realizza il sito ufficiale. Da questo momento in poi “Maso” Masotti si lancia nel mondo dei blog diventanto presto uno dei blogger più apprezzati a Bologna e dintorni. Fonda nel 2004 “Spettro della bolognesità” dove è sempre possibile trovare spunti interessanti e chicche divertenti come l’intervista a Beppe Maniglia sindaco di Bologna a cui io stessa ho attinto in uno dei miei post. Divertente ed intimista anche il blog personale newhyronja.it e quello coniugale Daniloemarica.com dove l’autore racconta con foto e brevi didascalie momenti di vita familiare. Ma è del blog Umarellsche vorrei parlare, blog in cui mi sono per caso imbattuta e che ha subito destato in me una sorta di ilare curiosità. Cosa sono gli umarells? Gli umarells sono letteralmente gli “omarelli”, cioè piccoli uomini con cui si fa riferimento niente di meno che ai vecchietti bolognesi o meglio agli agguerriti vecchietti bolognesi. Quelli che si svegliano presto anche se non hanno niente da fare, che indugiano per strada nell’osservare un qualsiasi cantiere aperto, che sentenziano contro i giovani e che lasciano comunicazioni di ogni tipo ai condomini-specialmente menate- sul classico foglio di carta tenuto su col nastro adesivo. Apparentemente irrispettoso nei confronti dei nostri cari vecchini, Umarells è invece un luogo di incontro generazionale poetico e scherzosamente canzonatorio. Gli umarells spiati, fotografati, svelati nelle loro bizzarre abitudini smettono di essere un problema sociale per diventare i sempre più numerosi e buffi abitanti delle nostre città. Nel video proposto di seguito Masotti spiega col contributo indiretto dei suoi senili protagonisti la cifra di questo originale progetto.
La Cineteca di Bologna ospita dal 2003 la più vasta documentazione sull’opera e la figura di Pier Paolo Pasolini. Oltre 1.200 volumi comprendenti le varie edizioni dei libri del poeta e monografie a lui dedicate a cui si aggiungono un corposo archivio fotografico, audiovisivi, registrazioni di convegni, interventi a programmi radiofonici, tesi di laurea, riviste e cataloghi.
L’imponente raccolta è stata trasferita da Roma a Bologna per volontà di Laura Betti, attrice e cantante nata a Casalecchio di Reno e legata a Pasolini da un profondo legame artistico ed umano. L’insieme del materiale va a costituire il Centro Studi-Archivio Pier Paolo Pasolini che con l’Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini è continuamente al centro di attività di respiro internazionale volte ad approfondire e diffondere l’opera di un’artista multiforme e spesso misconosciuto. Da questi intenti nasce il progetto editoriale, presentato in questi giorni nelle principali librerie italiane, che porterà alla commercializzazione del dvd corredato dal libro fotografico de “La rabbia” di Pasolini (1963). Un film “respinto,snaturato, dimezzato” (Sanguineti), oggi restituito alle concezioni dell’autore grazie a 16 minuti di girato in più che, seguendo scrupolosamente le indicazioni del testo, vanno a ricostruire la prima parte del film. L’ardita operazione è stata curata da Giuseppe Bertolucci mentre il lavoro di ricerca e di ricostruzione è stato condotto presso la Cineteca di Bologna in collaborazione con Minerva Raro e Istituto Luce. Il film così fatto rivivere è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2008 col titolo “La rabbia” Ipotesi di ricostruzione. Prossimi appuntamenti per apprendere dalla viva voce di Bertolucci e Chiesi (curatore del libro fotografico) le curiosità ed i risvolti di questa affascinante operazione saranno il 24 Febbraio alla Casa del Cinema di Roma, il 25 Febbraio al cinema Rosebud di Reggio Emilia ed il 26 Febbraio alla libreria Feltrinelli di Bologna.