Tav Bologna-Firenze: 27 condanne per smaltimento illecito di rifiuti

Non c’è che dire, il progetto per l’alta velocità sulla tratta Bologna-Firenze o è nato sotto una cattiva stella o è finito nelle mani di uno stuolo di gente inetta. Dopo il caso clamoroso della galleria in progressiva demolizione e ricostruzione in Mugello arrivano le prime condanne per danni ambientali. Dopo cinque anni di istruttoria, il giudice di Firenze Alessandro Nencini ha condannato dai tre mesi ai 5 anni di reclusione e ad un risarcimento di oltre 150 milioni di euro 27 persone, tra cui l’amministratore delegato di Impregilo ed i vertici del Consorzio Cavet, società che ha avuto in appalto i lavori per la Tav. Reato contestato: smaltimento illecito di rifiuti durante i lavori sulla tratta dell’alta velocità Bologna-Firenze. Gli imputati sono stati invece prosciolti dalle accuse di furto d’acqua, per cui è stato sollevato il dubbio di incostituzionalità e danneggiamento di falde acquifere e pozzi privati, non esistendo secondo il giudice il reato di “danneggiamento colposo”. WWf e Legambiente si dicono solo in parte soddisfatti della sentenza che, seppure importante, ha lasciato decadere le accuse più gravi. La procura, infatti, oltre ad aver richiesto le pene più alte per i dirigenti Cavet ( 10 anni) aveva stimato un danno ambientale intorno ai 750 milioni di euro per il disseccameno di 81 corsi d’acqua , 37 sorgenti, una trentina di pozzi e cinque acquedotti. Nella sentenza, inoltre, non è stato contemplato alcun indennizzo per la popolazione colpita dal disastro ambientale. I 150 milioni di risarcimento sono infatti stati ripartiti tra Ministero dell’Ambiente, Regione Toscana e Provincia di Firenze, cioè tra quegli stessi soggetti accusati di non aver compiuto i debiti controlli sul piano complessivo dei lavori. Quando si dice oltre il danno la beffa.
