Costretta a nozze combinate, fugge e denuncia i genitori

 

Fuga da casa

Fuga da casa

Un matrimonio combinato in patria, la volonta’ dei genitori di farle lasciare l’Italia insieme agli studi e agli affetti, rapimenti e minacce, due tentativi di suicidio, la fuga con l’aiuto di un’associazione di volontariato bolognese ed infine la denuncia alla Polizia.

E’ la lunga e difficile storia di una ragazza di origini macedoni, oggi 21enne, in Italia da quando aveva due anni.
Le autorita’ cominciano ad occuparsi di Jana (nome di fantasia) nell’agosto del 2006, dopo un tentativo di suicidio.

Lei vive con la madre a Granarolo, in provincia di Bologna. Mentre e’ con il padre, in una citta’ fuori dall’Emilia-Romagna dove lui si trova per lavoro, la ragazza si getta nel vuoto da un’altezza di cinque metri.

Presa in cura dal servizio di assistenza psichiatrico, Jana spiega di aver gia’ tentato in passato di togliersi la vita, in quel caso tagliandosi le vene dei polsi. Il padre infatti le proibisce di continuare a studiare, di uscire con le amiche e di vedere un ragazzo con cui intrattiene una relazione, a Bologna.

Il motivo? Un matrimonio combinato l’attende in Macedonia, dove ancora si trova una parte della famiglia. Jana, pero’, durante il ricovero decide di riavvicinarsi ai genitori e torna a vivere a Granarolo, seguita dai servizi sociali. Dura poco, perche’ i genitori non abbandonano il progetto di riportarla in Macedonia per le nozze.

Nel 2007 Jana viene quindi collocata in una casa famiglia, poi diventa maggiorenne e i servizi sociali smettono di seguirla. La ragazza, comunque, e’ decisa a farsi una vita propria: segue un corso da parrucchiera, trova un impiego a Castel Maggiore e comincia una relazione sentimentale con un ragazzo marocchino.

Ma i genitori non si arrendono: “Mi chiedevano di andare in Macedonia con loro, ma io rispondevo che non me la sentivo”, raccontera’ poi la ragazza.
Per ben due volte, quindi, i genitori la conducono in Macedonia contro la sua volonta’, nel gennaio del 2008 e nel gennaio del 2009, sempre per organizzare il matrimonio.

In uno dei due casi, Jana da’ vita ad una vera e propria fuga attraverso l’Europa. Riesce a ritrovare i documenti che i genitori le avevano nascosto e, grazie al cellulare di una cugina, contatta la responsabile dell’associazione che l’aveva aiutata in passato, “Il piccolo principe”.

Jana riesce a raggiungere l’aeroporto di Skopje, dove l’attendono due persone mandate dall’associazione con un biglietto per Praga. Li’ incontra la responsabile dell’associazione che l’accompagna in Svizzera e infine, a due mesi dalla fuga, Jana e’ di nuovo in Italia.
 

I genitori pero’ continuano a non darle tregua. Il padre ad esempio si apposta fuori dal negozio o manda altre persone e, attraverso gli sms di parenti e amici che vivono in Emilia-Romagna, le recapita messaggi del tipo: “Fai la brava altrimenti questa volta non la passi liscia”. Anche il ragazzo marocchino viene minacciato di morte.

Alla fine, nell’aprile del 2010, Jana e la responsabile dell’associazione vanno alla Polizia per denunciare la persecuzione perpetrata dal padre e per chiedere un provvedimento di protezione. La Procura di Bologna apre un’inchiesta, nel frattempo chiusa e con un’imminente richiesta di rinvio a giudizio.

Sia il padre che la madre (lui operaio 47enne e lei casalinga 44enne) sono accusati di maltrattamenti e sequestro di persona per gli episodi accaduti tra il 2006 e il 2009, oltre che per violenza privata per quanto riguarda l’obbligo per Jana di interrompere la relazione sentimentale.

Il padre, inoltre, e’ accusato anche di stalking per le persecuzioni iniziate dallo scorso aprile: per lui la Procura ha chiesto l’arresto ma il Gip, a giugno, ha optato per un piu’ morbido divieto di avvicinamento.

Fonte by Ilrestodelcarlin.it

Foto by lovvosa.splinder.com

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